martedì 6 gennaio 2026

... tutte le feste si porta via

 


… ma non si porta via i ricordi, soprattutto quelli dell’infanzia che cerchi di dimenticare quando sei preso dalla frenesia della vita che ti chiama a fare sempre cose nuove per arrivare e poco spazio o tempo ti lascia per ripensare e cercare quei sentimenti che si legano a date speciali, come quella di oggi: l’Epifania che tutte le feste si porta via. Questi ricordi mi tornano in mente via via da molti anni, E stasera è la seconda volta che ne scrivo, la prima volta è nel libro della della mia vita che ho cominciato e poi continuato a scrivere per molte pagine, ma che è ancora lì che aspetta di essere riempito, un pezzo qua e un pezzo là in diversi hard disk dei computer. Stasera, con la gatta in grembo che fa le fusa, mi piace ricordare che quand’ero piccolo. Non tutti i 6 gennaio ero contento di tornare a scuola, me ne ricordo almeno due. Con un po’ di angoscia. Ambedue erano legati a un gruppo allo stomaco per i compiti delle vacanze non fatti, ma uno in particolare anche al dover tornare a scuola ed avere vicino a me continuamente per tutta la mattinata un maestro che puzzava di tabacco e aveva i denti e le dita marroni. Era bravo, comprensivo, rauco, ma puzzava e non si accorgeva che puzzava di più quando per affetto e per cortesia ti si avvicinava e si chinava per dirmi delle cose, per aiutarmi ma mi costringeva a respirare male. Quell’anno salavo almeno una volta a settimana e tornavo a sa dicendo alla mia mamma che il Bernardini, il bidello, ormai aveva chiuso il portone. Avevo fatto tardi. Quell’anno, cominciai a disimparare a leggere e la mia mamma preoccupata mi mandò a ripetizione dalla sua sorella, cioè mia zia, che non era tanto meglio del maestro con le solite parole che ripeteva per avviarmi di nuovo a essere bravo. Poi, io pensavo,  che lo facesse perché ero suo nipote, come fare un favore. Poi proprio la sera della Befana ricevetti un orangutan meccanico a pila da quella mia zia, durante la seta carpii gli scambi di parole d’affari che la mia mamma diceva sotto voce congedandosi dagli adulti. Capii che la mia mamma pagava tutto. Io lo sapevo che la mia mamma si frustava la vita per guadagnare quei quattro soldi per mantenere tutti i figlioli, e questo mi dispiaceva, anzi mi indignava. Fu un lago che mi si apriva davanti e non sapevo ancora nuotare. Volli finire di andare a lezione. Venne aprile e piano piano ricominciai a leggere e a studiare e anche a riprendere buoni voti.Tappandomi il naso. Stavo imparando a nuotare. 

Quando ci penso sono contento di ricordare come dietro ai trucchi delle feste possa aver scoperto le finzioni che si celano dietro i rapporti tra gente di famiglia: da piccolo dovresti intender che la solidarietà è naturale e soprattutto tra parenti, naturale per me significava per piacere, cioè spontanea, gratis. Ero un ingenuo bambino, ma avevo “le orecchie”, che non volli più avere da Asino! Valla a dare a bere ai piccoli! 

Un po come il nostro “maidiremaiadulti”!

Vai sul blog maidiremaiia per averne un commento e la traduzione AI in inglese. 

... tutte le feste si porta via

  … ma non si porta via i ricordi, soprattutto quelli dell’infanzia che cerchi di dimenticare quando sei preso dalla frenesia della vita che...