venerdì 9 gennaio 2026

PRESEPI.....DAILY DIARY

DAILY DIARY.....

9.01.2026 




PRESEPI

     Era una fredda e piovosa mattina di Dicembre a Roma. L'aria era carica di un'atmosfera magica.

     Le strade illuminate da luci scintillanti e ad ogni angolo si sentiva il profumo delle caldarroste. Le vetrine delle pasticcerie, panifici e botteghe erano allestite con i migliori dolci tradizionale, in tutte le forme e per tutti i gusti.

La città prendeva vita con l’avvicinarsi del Natale.


    Piazza Venezia attira da sempre l’attenzione dei turisti, dove quel imponente complesso in marmo bianco, dedicato all’Unità d’Italia e dove ospita il Milite Ignote,  offre anche un’ampia vista panoramica sulla città.  Adiacente, con i suoi 124 scalini si può ammirare la Basilica di Santa Maria in Aracoeli, la Chiesa più antica di Roma, famosa per la sua storia e con opere di artisti come Donatello e Pinturicchio. Entrando ci si accorge di quanta storia è incastrata nei suoi muri. Il presepe artistico, con statue a grandezza naturale è mostrato nella seconda cappella.

Le chiese e le piazze di Roma sono un luogo dove i presepi prendono vita, come un teatro a cielo aperto.

    I personaggi sono realizzati con grande maestria, e i fedeli si fermano a pregare la Natività. Il presepe in Piazza San Pietro è una tradizione natalizia inaugurata da Papa Giovanni Paolo II, nel 1982. Ogni anno presenta una Natività differente, donata da diverse località Italiane o internazionali, presentando opere d’arte che spaziano dalla tradizione Napoletana a quelle artigianali locale. 

    Quella che mi ha meravigliato di più, è stata costruito in Santa Maria in Trastevere.  È unica, perché rappresenta la Natività attraverso le storie e i volti dei poveri e degli emarginati che la comunità incontra quotidianamente, come profughi, malati e famiglie bisognose, trasformando la scena natalizia in un Vangelo vivo di umanità e speranza, che invita alla condivisione e all’accoglienza dei “pastori di oggi”.



     Fossero grandi o piccoli, semplici o elaborati, ogni presepe portava con sé un messaggio di meraviglia e di fede. Ogni figura, ogni luce, ogni dettaglio era un’opera d’arte, capace di incantare chi si fermasse ad ammirarla.

     Quel giorno, nonostante la piaggia battente mi obbligasse a tenere l’ombrello aperto, e con cautela fare i passi per non sprofondare nelle enormi pozzanghere, proseguì ad esplorare e con entusiasmo la Capitale con lo spirito spensierato della turista!!



TRANSLATION:

                                                  NATIVITY SCENES

       It was a cold, rainy December morning in Rome. The air was filled with a magical atmosphere.

      The streets were lit up with twinkling lights, and the aroma of roasting chestnuts wafted from every corner. The windows of pastries, bakeries, and shops were filled with the finest traditional sweets, in every shape and for every taste.

The city came to life as Christmas approached.


      Piazza Venezia has always attracted tourists, where the imposing white marble complex, dedicated to the unification of Italy and home to the Unknown Soldier, which also offers a wide panoramic view of the city. Adjacent, with its 124 steps, you can admire the Basilica of Santa Maria in Aracoeli, the oldest church in Rome, famous for its history and paintings by artists such as Donatello and Pinturicchio. Upon entering, you can realize how much history is embedded within its walls. The artistic nativity scene, with life-size statues, is displayed in the second chapel.


Rome's churches and squares are a place where nativity scenes come to life, like an open-air theater.

     The figures are expertly crafted, and the faithful pause to pray at the Nativity. The Holy scene in St. Peter's Square is a Christmas tradition inaugurated by Pope Giovanni Paul II in 1982. Each year, it presents a different nativity scene, donated by various Italian and international locations, featuring works of art ranging from Neapolitan tradition to local artisanal works.

     The one that amazed me the most was built in Santa Maria in Trastevere. It is unique, because it represents the Holy Family through the stories and faces of the poor and marginalized the community encounters daily, such as refugees, the sick, and families in need. This transforms the Christmas scene into a living Gospel of humanity and hope, which invites sharing and welcoming the "shepherds of today."

     Whether large or small, simple or elaborate, every nativity scene carried a message of wonder and faith. Every figure, every light, every detail was a work of art, capable of enchanting those who stopped to admire it.

     That day, despite the pouring rain forcing me to keep my umbrella open and tread carefully to avoid sinking into the enormous puddles, I continued to enthusiastically explore the Capital with the carefree spirit of a tourist!

 




 

martedì 6 gennaio 2026

... tutte le feste si porta via

 


… ma non si porta via i ricordi, soprattutto quelli dell’infanzia che cerchi di dimenticare quando sei preso dalla frenesia della vita che ti chiama a fare sempre cose nuove per arrivare e poco spazio o tempo ti lascia per ripensare e cercare quei sentimenti che si legano a date speciali, come quella di oggi: l’Epifania che tutte le feste si porta via. Questi ricordi mi tornano in mente via via da molti anni, E stasera è la seconda volta che ne scrivo, la prima volta è nel libro della della mia vita che ho cominciato e poi continuato a scrivere per molte pagine, ma che è ancora lì che aspetta di essere riempito, un pezzo qua e un pezzo là in diversi hard disk dei computer. Stasera, con la gatta in grembo che fa le fusa, mi piace ricordare che quand’ero piccolo. Non tutti i 6 gennaio ero contento di tornare a scuola, me ne ricordo almeno due. Con un po’ di angoscia. Ambedue erano legati a un gruppo allo stomaco per i compiti delle vacanze non fatti, ma uno in particolare anche al dover tornare a scuola ed avere vicino a me continuamente per tutta la mattinata un maestro che puzzava di tabacco e aveva i denti e le dita marroni. Era bravo, comprensivo, rauco, ma puzzava e non si accorgeva che puzzava di più quando per affetto e per cortesia ti si avvicinava e si chinava per dirmi delle cose, per aiutarmi ma mi costringeva a respirare male. Quell’anno salavo almeno una volta a settimana e tornavo a sa dicendo alla mia mamma che il Bernardini, il bidello, ormai aveva chiuso il portone. Avevo fatto tardi. Quell’anno, cominciai a disimparare a leggere e la mia mamma preoccupata mi mandò a ripetizione dalla sua sorella, cioè mia zia, che non era tanto meglio del maestro con le solite parole che ripeteva per avviarmi di nuovo a essere bravo. Poi, io pensavo,  che lo facesse perché ero suo nipote, come fare un favore. Poi proprio la sera della Befana ricevetti un orangutan meccanico a pila da quella mia zia, durante la seta carpii gli scambi di parole d’affari che la mia mamma diceva sotto voce congedandosi dagli adulti. Capii che la mia mamma pagava tutto. Io lo sapevo che la mia mamma si frustava la vita per guadagnare quei quattro soldi per mantenere tutti i figlioli, e questo mi dispiaceva, anzi mi indignava. Fu un lago che mi si apriva davanti e non sapevo ancora nuotare. Volli finire di andare a lezione. Venne aprile e piano piano ricominciai a leggere e a studiare e anche a riprendere buoni voti.Tappandomi il naso. Stavo imparando a nuotare. 

Quando ci penso sono contento di ricordare come dietro ai trucchi delle feste possa aver scoperto le finzioni che si celano dietro i rapporti tra gente di famiglia: da piccolo dovresti intender che la solidarietà è naturale e soprattutto tra parenti, naturale per me significava per piacere, cioè spontanea, gratis. Ero un ingenuo bambino, ma avevo “le orecchie”, che non volli più avere da Asino! Valla a dare a bere ai piccoli! 

Un po come il nostro “maidiremaiadulti”!

Vai sul blog maidiremaiia per averne un commento e la traduzione AI in inglese. 

IL GIORNO DELLA MEMORIA 2026

27.01.2026