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giovedì 15 agosto 2024

 

                                                                    La fiera di S. Rocco.     C'era una volta...

La fiera di S. Rocco era il top dell'Estate per noi bambini: sognata e attesa dall'anno precedente. 

Io abitavo proprio lì, vicino alla piazzetta della chiesa, con davanti i giardinetti e le panchine: Il posto più bello del mondo per un bambino ed era, in quel giorno, il cuore della festa.

Mio padre, il " sor Enrico", direttore della locale banca d'America e d'Italia, sempre allegro e pronto alla battuta, duettava dalla finestra con il proprietario del banco lì sotto, reclamando, a gran voce, la bontà della  merce: piatti e pentole.  Si divertivano un mondo e, con loro, tutti quelli che si fermavano ad ascoltare.  Il signor Sereni commentava, passando, con il suo vocione, mentre mia mamma preparava il pranzo per i parenti che venivano alla fiera.  Si mangiava in sala da pranzo, con il servito buono, perché era una festa solenne.

Gli zii della Moma davano a noi bambini qualche spicciolo, da amministrare con oculatezza, non soldi da mettere sul libretto di risparmio, ma proprio spiccioli da spendere alla fiera. Che soddisfazione! Si studiavano i banchi dei giochi, si facevano conti su conti per farci rientrare.. prima di tutto.. la pistola ad acqua: con il caldo di Agosto potevamo permetterci  battaglie.. all'ultima...acqua con  le squadre degli altri bambini,  senza che i genitori intervenissero con rimproveri e punizioni e poi... lo zucchero filato.... che, ad ogni boccone, si spiaccicava su tutta la faccia!   Fino alla sera era tutto un correre tra la folla che riempiva le strade, schivando, con maestria, tutti quelli che ci trovavamo davanti.
L'unico obbligo: la funzione in chiesa,  sopportata di buon grado grazie alla simpatia che  suscitava  la statua di S. Rocco e il cane al suo fianco con il pane in bocca.   


A proposito di S. Rocco, io sono la madrina della campana piccola . Sono quella con le treccine. Il tempo passa  in fretta, ma fa piacere ricordare. 

E ora? Molte cose sono cambiate: oggi é  Il  Ferragosto  la festa  dell'immaginario collettivo e comprende S. Maria e S. Rocco. Ci sono poi altre fiere più belle e importanti di questa, la gente é diversa, le abitudini pure, ma, per chi l'ha vissuta da bambina il fascino della fiera di S.Rocco non é mutato.  Ancora mi piace andare a cercare il coltello che manca, l'asciugamano in più, il  cestino da rinnovare e. naturalmente...la collana di agli e cipolle.

Importante e molto apprezzata é inoltre la quasi certezza di incontrare per l'occasione persone che non si vedono da tempo: compagni di scuola trasferitisi altrove, amiche che vivono in altre città ed é bello allora aggiornarsi sui trascorsi di vita e salutarci, sperando di incontrarci di nuovo il prossimo anno.

E allora:  EVVIVA! e buon SAN ROCCO a tutti!
 



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martedì 8 agosto 2023

 La  Memoria Pascoliana sull'Appennino

Dal 1932, con la sola interruzione a causa della guerra e ripresa nel 1962, la prima domenica d'agosto si tiene ogni anno la Sagra Pascoliana al Passo delle Forbici, luogo di cerniera tra la prima e la seconda patria del Pascoli, la Romagna e la Toscana.
Presente, da Barga, un bel gruppo di Unitre e Istituto Storico Lucchese.   
Al mattino, al Casone, dopo la presentazione della giornata con i saluti delle autorità convenute e il particolareggiato excursus storico della festa con la partecipazione  di Mariù tenuto dal Prof. Pietro Paolo Angelini, abbiamo ascoltato alcune simpatiche poesie in dialetto dei poeti cosiddetti montanini.
Parole che ci hanno "scaldato", dato che la temperatura era autunnale.
Poi, attraverso una fitta faggeta dove tra i bassi cespugli nereggiavano gustosi mirtilli, eccoci giunti al Passo, presso la Cappellina dedicata a "Nostra Signora delle Nevi", oggi chiamata "Cappella del Pascoli". Qui fu collocato un dipinto sul famoso sogno del poeta nel 1904, richiesto al marito di Emma Corcos e non eseguito, ma poi realizzato dalla pittrice Anita Martiri, quadro ora presente nella cappellina di Castelvecchio dove è sepolto il Poeta.
Un luogo che ricorda le "poesie uccelline" dei Canti di Castelvecchio, immerse nella natura, vista anche attraverso la vita dura dei montanari, i "lombardi".

Nel primo pomeriggio trasferimento a San Pellegrino in Alpe per incamminarci fino al Giro del Diavolo, dove i presenti sono stati deliziati dalle famose leggende, raccontate dal Prof. Angelini, legate a questo luogo dove il diavolo avrebbe tentato San Pellegrino. Nel corso del tempo qui si sono accumulati tanti sassi di varia grandezza portati sulle spalle o in testa dai fedeli che salivano a piedi, in pellegrinaggio, in espiazione dei propri peccati e depositati, dopo aver compiuto per ben tre volte il giro del campo posto proprio sotto la Strada del Saltello. 

 



Il sole caldo aveva allontanato le nubi mattutine ed il vento freddo era diventato ora quasi una brezza che accarezzava le genzianelle che occhieggiavano in mezzo al paleo.
Un cielo nitido, azzurro come non mai, sovrastava il crinale che unisce la Romagna alla Toscana e un susseguirsi di vallate verdissime si apriva fino all'ampio orizzonte.
Da là, poi, scendiamo al Pradaccio, al cippo di Alfredo Caselli, fraterno amico del Pascoli, che qui soleva trascorrere in tenda le vacanze estive. 
Siamo al limite del bosco, davanti ad un grande pendio che sa d'infinito.
E il testamento olografo del Caselli, deceduto qui nel 1921, molto preciso nei suoi particolari e dedicato alle persone care e fedeli, risuona nelle parole di Sara Moscardini. 
Il dolce declivio è inondato di luce, sembra avvolto in un'atmosfera di calma e tranquillità. I caldi raggi, luminosissimi, rendono brillanti i colori puri della natura.
Mi affiora un ricordo di tanti anni fa quando una pastora del luogo presso cui ero andata, come ogni estate, per comprare il formaggio pecorino m'insegnò a riconoscere lo spinacio di monte (Chenopodium bonushenricus) che, mescolato alla ricotta di pecora, è ottimo per il ripieno dei ravioli. Sono andata alla sua ricerca e l'ho trovato con l'aiuto esperto ora di sua figlia, ma ho notato che non è più diffuso come un tempo.
Infatti, l'uso odierno del frullino tosaerba ne mina la crescita.
Mi sono persa a ripensare a quei cesti rigogliosi e alla meraviglia del Creato che sa offrire ciò di cui abbiamo bisogno.
Anche il dolce ricordo di quell'ortaggio spontaneo, conosciuto grazie a quella pastora, è poesia.






martedì 5 luglio 2022

Lo stupore della natura

 

LO STUPORE DELLA NATURA

Le specie vegetali che noi abbiamo intorno, se ci fermiamo ad osservarle, ci catturano per forme, colori, varietà, tanto più ora che siamo in piena estate. Ai continui inviti a vedere, scoprire, interrogarsi, a meno che non siamo esperti botanici (beati loro!), le domande rimbalzano e cercano risposta. È allora che può nascere la meraviglia.




Noli me tangere (o Impatiens balfourii)

L’ho vista per la prima volta nell’aia della casa di campagna dove abitavo da bambina. Era uno spazio rivolto a nord, umido ed ombreggiato. Si tratta di una pianta erbacea annuale, spontanea, che predilige luoghi freschi. Ha foglie ovali e piccoli fiori rigonfi di color rosa e bianco simili a orchidee in miniatura, con uno sperone ricurvo ad uncino. Fiorisce tutta l’estate, formando nuvole leggere bianche e rosa che danzano al vento.
Qual è la curiosità?
I suoi frutti, giunti a maturazione, si aprono all’improvviso appena li si sfiora, espellendo i semi ad una certa distanza.
Da bambina per me era un divertimento toccare i baccelli che vedevo rigonfi e farli esplodere con forza. Ne andavo alla ricerca in mezzo al fitto fogliame. Lo ricordo ancora benissimo.
Il suo nome è Noli me tangere, non toccarmi, e ancora Impatiens, impaziente (riferito alla sua fretta di espellere i semi, una volta giunta a maturazione).
Allora non conoscevo la lingua latina, ma quelle capsule mi riempivano di stupore e tutti i giorni le passavo in rassegna per capire se erano pronte a scoppiare e allora….tic….una leggera pressione…e i semi schizzavano via!


 

 Buddleja o Albero delle farfalle

Lungo il greto della Corsonna, in estate, accanto alle vetrice (salice viminale), si possono ammirare arbusti semiarcuati con foglie tendenti all’argento e fiori a pannocchia, a forma di cono, abbastanza grossi, rosa-violacei (esistono anche altre varietà domestiche di color rosa intenso, blu o giallo).
Il fiore cattura lo sguardo delle farfalle che adorano il suo nettare, dal profumo simile al miele e alla vaniglia. Esso è un richiamo irresistibile per questi insetti. Infatti si assiste ad un continuo volteggiare di macaoni, vanesse e cavolaie che vi si posano molto volentieri; per questo la pianta viene chiamata anche albero delle farfalle.
Nella mia vita sono solita andare a studiare o a leggere lungo la Corsonna, quindi mi è facile vedere questi arbusti in splendida fioritura. In questi ultimi anni, ho osservato, però, che il numero delle farfalle è molto diminuito rispetto a quando ero ragazza, tuttavia se vogliamo ammirarle nella loro bellezza e varietà questa è la pianta che, mi pare, l’attragga maggiormente. 
Andiamo alla sua ricerca (è facilissimo trovarla) e saremo ripagati, oltre che dalla bellezza dei suoi fiori, dalla vista di splendide farfalle!

Brunfelsia  pauciflora


Conosco questa pianta solo da un paio di anni. Pianta rara, coltivata in terra o in vaso, sempreverde, dal fusto legnoso con foglie appuntite dal color verde brillante, con fiori che cambiano sfumatura di colore da un giorno all’altro. Il tempo della fioritura è alla fine della primavera. I fiori, dolcemente profumati, si rinnovano continuamente: all’inizio del loro apparire sono blu, poi si schiariscono e diventano color celeste-lavanda, infine bianchi.
Quindi, contemporaneamente, sulla pianta appaiono fiori di tre colorazioni, così che essa viene chiamata anche yesterday-today-tomorrow (ieri-oggi-domani).
Una vera meraviglia!
Ho letto tempo fa, da un articolo di un esperto botanico, un’affascinante ipotesi circa questo variare cromatico. Ciò sarebbe dovuto alla fecondazione del fiore blu da parte di un insetto, per cui solo i fiori di questo colore sarebbero appetibili, mentre le altre colorazioni segnalerebbero il fiore già fecondato. Ovviamente, i nuovi insetti che li visitano non scelgono quelli già fecondati e in questo modo guadagnano tempo per altre fecondazioni. Che fascino pensare che esiste un linguaggio segreto in queste minuscole creature!
Non è mirabile che la legge di natura abbia disposto anche questo così da garantire la continuazione certa della specie?



IL BIKINI : elucubrazione postuma di un'ottantenne dopo un caldo giorno di mare.

               IL BIKINI Vien fatto di rinunciarvi da anziani : ciccia cadente, rotolini sporgenti, poppe sostenute da una provvidenziale e ...