“Gli AAAS solidali sono scomparsi? Quest’anno non abbiamo raccolto neppure un centesimo per donarlo!”
“Solidarietà a chi? Sempre più complicato (pure questo)”
“È per il caldo che abbatte. Ma poi ci riprenderemo.”
Una battuta nella chat e i commenti arrivano.
Forse non è un caso che siano passati quasi due anni da quando gli AAAS in generale, ma in particolare quelli del caffè del sabato mattina (quello che è stato il Gruppo di Redazione) non abbiano fatto una donazione di gruppo per “solidarietà”.
L’osservazione e l’invito intrinseco rende evidente che “la solidarietà non è automatica”. Chissà se sia un bene che sia così. Certo è che richiede discernimento.
“Solidarietà a chi? Sempre più complicato (pure questo)”, è un piccolo detonatore: la solidarietà non è più un gesto semplice per dare (restituire) qualcosa a qualcuno che ne ha bisogno. Del resto il presidente dittatore (così si mostra) degli Stati Uniti, appena eletto, ha tagliato i fondi alla solidarietà per lo sviluppo internazionale. Anche a livello politico globale, la solidarietà è diventata un campo di battaglia, non un valore condiviso. Il taglio dei fondi è forse prima di tutto un segnale culturale, camuffato da fattore economico. Arrogarsi il potere di ridefinire chi merita aiuto e chi no è stata una dichiarazione di divisione del mondo. Il18 luglio 2025, con il via libera finale della Camera dei Rappresentanti, gli USA riducono o sospendono finanziamenti a organizzazioni che operano nella cooperazione internazionale e negli aiuti allo sviluppo. A partire dal secondo dopoguerra, erano non solo uno strumento tecnico, ma un gesto politico di riequilibrio verso territori e popolazioni che avevano subito decenni di sfruttamento economico, coloniale e post‑coloniale. La solidarietà istituzionale è stata, per decenni, una risposta alle ferite prodotte dal capitalismo globale; la cooperazione internazionale era stata pensata come parte integrante della costruzione di un ordine mondiale più equo.
Adulti e senior, per età e storia, hanno vissuto in anni in cui la solidarietà era un valore civico, la cooperazione internazionale era un pilastro della politica estera, aiutare gli altri era un gesto che non richiedeva giustificazioni. Quello che è accaduto provoca una certa forma di disorientamento etico, oltre alla condanna di cinismo.
Leggendo la cronaca del nostro Occidente, dal 2024 solidarietà è dichiarata scelta selettiva subordinata a interessi nazionali. Nazionalismi e guerra puppano dall’egoismo e risucchiano miliardi non soltanto dalla solidarietà internazionale, ma anche direttamente dalle tasche di ogni gente con il gioco delle tre guerre, più concretamente dei tre petroli. A questo scopo il Segretario alla Difesa USA nel 2026 è stato ufficialmente rinominato Segretario della Guerra nell’ambito della riorganizzazione del Dipartimento!
Nella vita dei cittadini, in ogni parte del mondo, le tensioni per rendere i gesti di solidarietà difficili ci sono sempre stati, uno di quelli più diffusi ha riguardato la sfiducia nei canali, forse perché la trasparenza non è stata sempre chiara. Infatti la beneficenza richiede fiducia e la fiducia è diventata un bene raro.
L’attualità vede la moltiplicazione dei destinatari, richiedenti o oggetto di attenzione da parte di esterni. Chi ha bisogno oggi, quindi, non è inquadrabile in un gruppo definito, ma è un mosaico: famiglia impoverite, migranti, anziani soli, associazioni culturali, emergenze climatiche, ospedali con carenza di fondi statali per il loro miglioramento, e emergenze internazionali, aiuto a popolazioni in difficoltà o colpite da emergenze che spesso sono coniche …
Le richieste di aiuto sono ovunque, sempre e continuamente ogni giorno: campagne, raccolta fondi, 5X1000, emergenze, appelli, catastrofi, crisi internazionali, iniziative locali. È un flusso continuo.
Una risposta di difesa è la chiusura del rubinetto emotivo.
Quando la solidarietà viene ridotta, selezionata e politicizzata dall’alto, questa condotta tocca anche chi vuole continuare a praticarla dal basso, anche nella forma della beneficenza e dell’elemosina.
La solidarietà non è solo un gesto economico, è un coinvolgimento. Le sollecitazioni, attraverso i media, da parte delle inserzioni e degli avvisi sovraccaricano questo aspetto. A questo va aggiunto che la crisi economica galoppante lascia meno spazio alla generosità. E a volte non è mancanza di generosità come scelta: è stanchezza. E la stanchezza addormenta il coinvolgimento.
Quindi la domanda “a chi?” Non è retorica: è reale.
In gruppo si può vivere la solidarietà in un modo particolare: non come beneficenza, ma come coinvolgimento e dialogo con una determinata situazione che riteniamo necessaria di solidarietà. La solidarietà si esprime in questi casi, per lo più, con la raccolta di denaro da donare. La solidarietà è una sensazione felice quando questa ci appare un gesto che definisce chi siamo e perché lo facciamo. Un gesto di solidarietà, che è un po’ qualcosa di diverso da un gesto di beneficenza e dalla elemosina. La beneficenza è una azione, la solidarietà è una relazione e appare come condivisione di qualcosa con qualcuno che riconosci; la senti come una occasione di impegno, sia pur esso momentaneo.
Come Adulti ci siamo sentiti come custodi di una idea più ampia di “prossimo”. Certo, la solidarietà richiede energie, ci sono periodi nei quali queste si riducono ai minimi termini. La sfiducia nella prospettiva di un mondo migliore, oggi è altissima; quando la fiducia si sgretola, la generosità rischia di spegnersi.















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