mercoledì 28 gennaio 2026

DAILY DIARY-- AT THE SUPERMARKET.....

DAILY  DIARY.....28.01.2026

AT THE SUPERMARKET

 

Fare la spesa nel mio supermercato di paese non è mai solo un dovere, ma per me è anche un piacere. Salire le scale mobili ed entrare dalle porte automatiche dello store, è come entrare in un salotto di amici. Mi piace quel profumo di caffè appena macinato nel bar, amalgamato con quello del pane, e focaccia, sfornati dalla panetteria nella corsia opposta. 🥖

Qui la giornata inizia presto la mattina.

Il momento che preferisco arriva quando i saluti e l’efficienza dalle commesse e commessi ti accolgono con un bel sorriso. Sono un’assidua cliente e le bariste mi conoscono. Prima che io ordini il mio solito, caffè, e un bicchiere d’acqua naturale, lo trovo già pronto sul banco. Le ringrazio, e pago, senza dimenticare di passare la mia Fidelity Card. Cerco un tavolino appartato e mi siedo. Apro la borsa e tiro fuori un libro che mi porto sempre dietro, ed inizio a leggere mentre sorseggio quella bevanda ancora calda. 📖Lo trovo piacevole perdermi in qualche pagina nel brusio di quel ambiente che mi circonda. Il rumore dei trolley della spesa spinti dai clienti non mi distraggono dalla mia lettura, e anche il festoso abbaiare degli amici a quattro zampe, portati al guinzaglio dei loro padroni nel pet store, non mi disturbano




Girare per le corsie alla ricerca delle offerte del giorno mi diverte, perché trovo sempre qualcosa che fa per me. Il banco del pesce fresco è molto rifornito per accontentare tutti i gusti. La frutta e verdura offre il meglio, e non mancano offerte speciali proposti dagli altri reparti.🛒

Rimane un posto socievole.

Proprio stamattina, mentre pesavo le mele staimen, e le arance Tarocco, ho incrociato lo sguardo di un’amica che non vedevo da tempo. È bastato un cenno improvviso “caffè?”  che poco dopo eravamo con le tazzine tra le mani, raccontandoci le ultime novità nelle nostre famiglie. Con la spesa nelle borse ci siamo salutate calorosamente, augurandoci di rivederci presto.💕



Tutto questo rallegra la mia giornata.




TRANSLATION...

In the morning, I carve out some time for myself.

Shopping at my local supermarket is never just a chore, but also a pleasure.

Going up the escalators and entering the store through the automatic doors is like stepping into a familiar living room. I love the fragrance of freshly ground coffee in the café, mixed with the aroma of freshly baked bread from the bakery on the opposite side of the aisle.

Here, time flows differently.


My favorite moment comes when the greetings and efficiency of the  assistants greet you with a warm smile. I'm a regular customer, and the baristas know me. Before I even order, my usual coffee and a glass of water, I find it ready on the counter. I thank them and pay, not forgetting to swipe my Fidelity Card. I look for an aparted table and sit down. I open my bag and take out a book I always carry with me, and begin reading while sipping that still-warm drink. I find it pleasant to lose myself in a few pages in the buzzy sounds that surround me. The clatter of the grocery trolleys pushed by the customers do not distract me from my reading, and even the cheerful barking of four-legged friends, kept on their owners' leashes, doesn't disturb me.





I enjoy going through the aisles for the daily specials because I always find something  convenient for me. The fresh fish counter is well-stocked to satisfy all tastes. The fruit and vegetables are fresh products, and there is a vast shortage of specials from other departments too.

It's a very sociable place.

Just this morning, while I was weighing the staimen apples and the Tarocco oranges, I caught sight of a friend I had not seen from a while. A sudden nod, "Coffee?", and soon we were with the cups in our hand, sharing the latest family news. With groceries in our shopping bags, we said a warm goodbye, hoping to see each other again soon.

All this, brightens up my day.

 

 


venerdì 9 gennaio 2026

PRESEPI.....DAILY DIARY

DAILY DIARY.....

9.01.2026 




PRESEPI

     Era una fredda e piovosa mattina di Dicembre a Roma. L'aria era carica di un'atmosfera magica.

     Le strade illuminate da luci scintillanti e ad ogni angolo si sentiva il profumo delle caldarroste. Le vetrine delle pasticcerie, panifici e botteghe erano allestite con i migliori dolci tradizionale, in tutte le forme e per tutti i gusti.

La città prendeva vita con l’avvicinarsi del Natale.


    Piazza Venezia attira da sempre l’attenzione dei turisti, dove quel imponente complesso in marmo bianco, dedicato all’Unità d’Italia e dove ospita il Milite Ignote,  offre anche un’ampia vista panoramica sulla città.  Adiacente, con i suoi 124 scalini si può ammirare la Basilica di Santa Maria in Aracoeli, la Chiesa più antica di Roma, famosa per la sua storia e con opere di artisti come Donatello e Pinturicchio. Entrando ci si accorge di quanta storia è incastrata nei suoi muri. Il presepe artistico, con statue a grandezza naturale è mostrato nella seconda cappella.

Le chiese e le piazze di Roma sono un luogo dove i presepi prendono vita, come un teatro a cielo aperto.

    I personaggi sono realizzati con grande maestria, e i fedeli si fermano a pregare la Natività. Il presepe in Piazza San Pietro è una tradizione natalizia inaugurata da Papa Giovanni Paolo II, nel 1982. Ogni anno presenta una Natività differente, donata da diverse località Italiane o internazionali, presentando opere d’arte che spaziano dalla tradizione Napoletana a quelle artigianali locale. 

    Quella che mi ha meravigliato di più, è stata costruito in Santa Maria in Trastevere.  È unica, perché rappresenta la Natività attraverso le storie e i volti dei poveri e degli emarginati che la comunità incontra quotidianamente, come profughi, malati e famiglie bisognose, trasformando la scena natalizia in un Vangelo vivo di umanità e speranza, che invita alla condivisione e all’accoglienza dei “pastori di oggi”.



     Fossero grandi o piccoli, semplici o elaborati, ogni presepe portava con sé un messaggio di meraviglia e di fede. Ogni figura, ogni luce, ogni dettaglio era un’opera d’arte, capace di incantare chi si fermasse ad ammirarla.

     Quel giorno, nonostante la piaggia battente mi obbligasse a tenere l’ombrello aperto, e con cautela fare i passi per non sprofondare nelle enormi pozzanghere, proseguì ad esplorare e con entusiasmo la Capitale con lo spirito spensierato della turista!!



TRANSLATION:

                                                  NATIVITY SCENES

       It was a cold, rainy December morning in Rome. The air was filled with a magical atmosphere.

      The streets were lit up with twinkling lights, and the aroma of roasting chestnuts wafted from every corner. The windows of pastries, bakeries, and shops were filled with the finest traditional sweets, in every shape and for every taste.

The city came to life as Christmas approached.


      Piazza Venezia has always attracted tourists, where the imposing white marble complex, dedicated to the unification of Italy and home to the Unknown Soldier, which also offers a wide panoramic view of the city. Adjacent, with its 124 steps, you can admire the Basilica of Santa Maria in Aracoeli, the oldest church in Rome, famous for its history and paintings by artists such as Donatello and Pinturicchio. Upon entering, you can realize how much history is embedded within its walls. The artistic nativity scene, with life-size statues, is displayed in the second chapel.


Rome's churches and squares are a place where nativity scenes come to life, like an open-air theater.

     The figures are expertly crafted, and the faithful pause to pray at the Nativity. The Holy scene in St. Peter's Square is a Christmas tradition inaugurated by Pope Giovanni Paul II in 1982. Each year, it presents a different nativity scene, donated by various Italian and international locations, featuring works of art ranging from Neapolitan tradition to local artisanal works.

     The one that amazed me the most was built in Santa Maria in Trastevere. It is unique, because it represents the Holy Family through the stories and faces of the poor and marginalized the community encounters daily, such as refugees, the sick, and families in need. This transforms the Christmas scene into a living Gospel of humanity and hope, which invites sharing and welcoming the "shepherds of today."

     Whether large or small, simple or elaborate, every nativity scene carried a message of wonder and faith. Every figure, every light, every detail was a work of art, capable of enchanting those who stopped to admire it.

     That day, despite the pouring rain forcing me to keep my umbrella open and tread carefully to avoid sinking into the enormous puddles, I continued to enthusiastically explore the Capital with the carefree spirit of a tourist!

 




 

martedì 6 gennaio 2026

... tutte le feste si porta via

 


… ma non si porta via i ricordi, soprattutto quelli dell’infanzia che cerchi di dimenticare quando sei preso dalla frenesia della vita che ti chiama a fare sempre cose nuove per arrivare e poco spazio o tempo ti lascia per ripensare e cercare quei sentimenti che si legano a date speciali, come quella di oggi: l’Epifania che tutte le feste si porta via. Questi ricordi mi tornano in mente via via da molti anni, E stasera è la seconda volta che ne scrivo, la prima volta è nel libro della della mia vita che ho cominciato e poi continuato a scrivere per molte pagine, ma che è ancora lì che aspetta di essere riempito, un pezzo qua e un pezzo là in diversi hard disk dei computer. Stasera, con la gatta in grembo che fa le fusa, mi piace ricordare che quand’ero piccolo. Non tutti i 6 gennaio ero contento di tornare a scuola, me ne ricordo almeno due. Con un po’ di angoscia. Ambedue erano legati a un gruppo allo stomaco per i compiti delle vacanze non fatti, ma uno in particolare anche al dover tornare a scuola ed avere vicino a me continuamente per tutta la mattinata un maestro che puzzava di tabacco e aveva i denti e le dita marroni. Era bravo, comprensivo, rauco, ma puzzava e non si accorgeva che puzzava di più quando per affetto e per cortesia ti si avvicinava e si chinava per dirmi delle cose, per aiutarmi ma mi costringeva a respirare male. Quell’anno salavo almeno una volta a settimana e tornavo a sa dicendo alla mia mamma che il Bernardini, il bidello, ormai aveva chiuso il portone. Avevo fatto tardi. Quell’anno, cominciai a disimparare a leggere e la mia mamma preoccupata mi mandò a ripetizione dalla sua sorella, cioè mia zia, che non era tanto meglio del maestro con le solite parole che ripeteva per avviarmi di nuovo a essere bravo. Poi, io pensavo,  che lo facesse perché ero suo nipote, come fare un favore. Poi proprio la sera della Befana ricevetti un orangutan meccanico a pila da quella mia zia, durante la seta carpii gli scambi di parole d’affari che la mia mamma diceva sotto voce congedandosi dagli adulti. Capii che la mia mamma pagava tutto. Io lo sapevo che la mia mamma si frustava la vita per guadagnare quei quattro soldi per mantenere tutti i figlioli, e questo mi dispiaceva, anzi mi indignava. Fu un lago che mi si apriva davanti e non sapevo ancora nuotare. Volli finire di andare a lezione. Venne aprile e piano piano ricominciai a leggere e a studiare e anche a riprendere buoni voti.Tappandomi il naso. Stavo imparando a nuotare. 

Quando ci penso sono contento di ricordare come dietro ai trucchi delle feste possa aver scoperto le finzioni che si celano dietro i rapporti tra gente di famiglia: da piccolo dovresti intender che la solidarietà è naturale e soprattutto tra parenti, naturale per me significava per piacere, cioè spontanea, gratis. Ero un ingenuo bambino, ma avevo “le orecchie”, che non volli più avere da Asino! Valla a dare a bere ai piccoli! 

Un po come il nostro “maidiremaiadulti”!

Vai sul blog maidiremaiia per averne un commento e la traduzione AI in inglese. 

venerdì 26 dicembre 2025

A Natale si può (puoi)

Nota di premessa: poiché questo è un blog-didattico, in questa pagina ho permesso a Google di inserire automaticamente dei link alle parole o espressioni che "ritenesse" degne di una puntatina. Non so dove porteranno e lascio come è avvenuto. Nel senso che quei link non sono scelti da me personalmente. Quindi visitali dopo che hai letto il blog, potrebbero non entrarci niente col discorso chiave dell'articolo. 😊


Lo scrivo con il “si”, cioè con il senso impersonale delle azioni, 

quello del “di ogni erba un fascio”, quello dei discorsi che si fanno per render ovvia una cosa che questa volta  non lo è. 


A Natale, nell’atmosfera magica un po’ sì è un po’ no dell’avvento della festa e del ricominciare a contare da 1(uno) i giorni di un anno, aspettando l’Epifania che tutte le feste si porta via, si fanno tante di quelle cose stupide e simpatiche che neppure ci s’accorge. Si ha bisogno di stupirsi per uscir dalla consuetudine. 

Forse, è così? E il buffo è che non si vuole ognuno singolarmente, ma si viene trascinati da uno speciale imprinting che si chiama cultura della civiltà in cui si cresce.

Sono giorni delle feste grandi dell'anno, quelle che si dice, ma lo sono realmente, comandate (sic!).


E sì, c’è la magia, la finzione, l’immaginazione va a mille, e si partecipa anche quando si è sotto le bombe o si è in una galera, sono come momenti di ferie dalla realtà cruda. Si immaginano briciole di brodo di giuggiole. E in qualche modo si vorrebbe godere. 


Nascere ci appare una festa e lo è, generalmente, almeno per quelli che sono già viventi, quindi anche la rappresentazione della nascita spinge a pensieri meravigliosi, e quando questa rappresentazione è simbolica come nel Natale i buonismi si milionificano, del resto la speranza di solito si aggancia ad un futuro che sarebbe soddisfacente e sorridente.


MA, 

appena si esce dall'alone di magia ( quando si accende la tv, quando si consultano attualità e cronaca, quando si apre la posta, quando si  segue le pagine social) (quando sei costretto sotto la pioggia, quando sdraiato su cartoni sotto un ponte, quando ti ripari da proiettili e bombe, quando ti rumi in tasca e non sai cosa far mettere in bocca ai tuoi piccoli), a Natale, si comprende bene quale sia il Mondo del Meglio e il Mondo dei Pazzi


E se ci pensi solo un po’, ti rendi conto in quale Mondo:

  1. Sei trascinato a vivere
  2. Vorresti vivere
  3. Imponi che gli altri vivano
  4. Trascini altri
  5. Vorresti che altri ti seguissero
  6. Ti Stai costruendo
  7. Stai imponendo
  8. Ti senti costretto 

UNA SOLA OPZIONE È LA TUA, non ne puoi spuntare due, non è un giochetto, è il semplice ritorno nella realtà.


La domanda è spontanea e la possiamo coniugare in vari modi:

- ma allora è tutto finto?

- Siamo nei giorni del "facciamo finta che"?

- Ciò che non fa collassare il Mondo è la speranza?

- La terapia per la sopravvivenza richiede medicine antipsicotiche? e la speranza è quella più a buon mercato?

..........

A Natale si può

https://www.youtube.com/watch?v=G3vDzID3RAA





A QUESTO PUNTO DEL POST, È POSSIBILE, SAREBBE INTERESSANTE CHE ALTRE PERSONE CON ACCESSO COME AMMINISTRATORE SCRIVESSERO AGGIUNGENDO QUALCOSA A PROPOSITO, PER CONTINUARE IL DISCORSO, PER CONTESTARLO, PER DARE LUCE AD UNA DIVERSA FACCIA DELLA PERCEZIONE DELLA REALTÀ.


SAREBBE UN POST A TANTE MANI .....


A Natale puoi...

che posso fare?  quello che più o meno ho sempre fatto:

un andare all'indietro, un evocare tradizioni, un ricordare sensazioni e sentimenti che nel periodo Natalizio mi hanno accompagnato dall'infanzia all'età attuale.

A quello si accosta la maratona ormai necessaria per permettere tale rievocazione:  gli addobbi, i regali, i pranzi e, in un'epoca in cui tutto è esponenziale ....taaanti addobbi, taaanti regali, tantooo cibo.

In questa kermesse gli eventi del mondo si lasciano fuori dalla porta, nell'obbligo della Festa che grazie alla nascita del Bambino deve essere di gioia e speranza.


I vari presepi sparsi nelle case e nel paese evocano in ogni caso intimità familiare ,amore e cura e questo penso  venga percepito pure dai giovani, anche se la spiritualità che è insita nell'Evento e la speranza che nutre in sé la misericordia  non riguarda solo il Natale ma  è anche un principio e una finalità che travalica le norme dell'appartenenza alla Chiesa Cattolica.


 Lo spero, come spero che il nostro mondo possa conservare quei suoi principi di democrazia e vivere civile, anche se nella mia ostinazione a vedere il bicchiere mezzo pieno mi rendo conto che  è il bicchiere a restringersi sempre più  uscendo dal mondo considerato nel suo insieme per avviarsi verso una realtà sempre più vicina e comprensibile e  per finire, forse, addirittura  nella propria casa , dove tetto sulla testa e tavola apparecchiata  è quello che, gira e rigira, interessa mantenere. 


Naturalmente non riesco a capire perché si voglia togliere questo possibilità (tetto e tavola apparecchiata) a chi già ne gode, a chi ne godeva   e a chi potrebbe goderne .                                                                                                                            Pieranna








domenica 30 novembre 2025

È nata nel deserto somalo nel 1965.

QUESTA PAGINA OSPITA UN MESSAGGIO CHE GLI AAAS HANNO RICEVUTO SU WHTSAPP DA VINCENZO. CI È PIACIUTO RIPORTARLO QUA SUL BLOG CONDIVISO.

Buona domenica a tutte/i, nei quindici giorni che a partire dal 25 novembre inizia l’attivismo contro la violenza di genere, mi piace condividere nel gruppo, questa storia che ci racconta una delle forme più violente nei confronti del genere femminile.

“È nata nel deserto somalo nel 1965.

Una di dodici figli in una famiglia nomade che allevava capre in uno dei paesaggi più duri della terra.

A sei anni, Waris Dirie era responsabile di sessanta capre e pecore.

Le portava ogni giorno nel deserto a pascolare.

L’acqua era scarsa. Il cibo era scarso. Tutto era una questione di sopravvivenza.

Il suo nome significa “fiore del deserto”.

(puoi vedere il film cliccando sulla immagine)


A cinque anni, un’anziana venne per lei.

Usò una lametta rotta, insanguinata. Nessuna anestesia. Nessuna sterilizzazione.

Waris fu bendata. Le diedero una radice da mordere. Fu trattenuta da sua madre mentre la zia l’aiutava a immobilizzarla.

Poi iniziò il taglio.

Mutilazione genitale femminile.

Tipo III — la forma più estrema. Tutto rimosso. Tutto cucito con spine di acacia e filo bianco, lasciando un’apertura grande quanto un fiammifero.

Il dolore era indescrivibile.

Una delle sue sorelle morì per le complicazioni. Anche due delle sue cugine.

Ma Waris sopravvisse.

Sua madre le spiegò che era necessario. Nel nome di Allah. Nel nome della tradizione. Tutte le bambine dovevano sopportarlo.

Questa era la Somalia, dove si stima che il 98% delle donne subisca la MGF.


A tredici anni, suo padre annunciò che aveva organizzato il suo matrimonio.

Con un uomo di sessant’anni.

Prezzo della sposa: cinque cammelli.

La madre di Waris la aiutò in silenzio a fuggire durante la notte.

Scappò da sola nel deserto.

Una tredicenne che attraversa uno dei luoghi più pericolosi sulla terra, senza mappa, senza soldi, senza protezione.

Riuscì ad arrivare a Mogadiscio.

Da lì, uno zio appena nominato ambasciatore somalo nel Regno Unito accettò di portarla a Londra — come sua domestica.

Era analfabeta. Non parlava inglese. Lavorava per la famiglia dello zio senza essere pagata.

Quando il suo incarico terminò nel 1985, la famiglia tornò in Somalia.
Waris rimase.
Illegalmente.
Affittò una stanza alla YMCA. Trovò lavoro pulendo da McDonald’s. Seguiva lezioni di inglese la sera.
Aveva diciotto anni. Sola in una città straniera. Imparava a leggere e scrivere per la prima volta.

Poi, un giorno del 1987, un fotografo entrò in quel McDonald’s.
Terence Donovan.
Uno dei fotografi di moda più famosi al mondo.
Vide qualcosa nel suo volto. La sua bellezza straordinaria. La sua presenza unica.
Le chiese se volesse fare la modella.
Lei disse di sì.

Quell’anno la fotografò per il Calendario Pirelli, insieme a una allora sconosciuta Naomi Campbell.
Da un giorno all’altro, tutto cambiò.

Waris Dirie passò dal pulire pavimenti a sfilare sulle passerelle di Parigi, Milano, Londra e New York.
Divenne il volto di Chanel. Levi’s. L’Oréal. Revlon.
Fu la prima donna nera a comparire in una pubblicità di Oil of Olay.
Comparve sulle copertine di Vogue, Elle e Glamour.
Nel 1987 recitò come Bond girl in The Living Daylights.
Stava vivendo un sogno.

Ma l’incubo non l’aveva mai lasciata.
Ogni giorno portava con sé le cicatrici fisiche ed emotive di ciò che le era stato fatto a cinque anni.
Soffriva di dolori cronici. Di difficoltà nell’intimità. Delle conseguenze permanenti della MGF.
Per anni non disse nulla.
Quando il suo incarico terminò nel 1985, la famiglia tornò in Somalia.
Waris rimase.
Illegalmente.
Affittò una stanza alla YMCA. Trovò lavoro pulendo da McDonald’s. Seguiva lezioni di inglese la sera.
Aveva diciotto anni. Sola in una città straniera. Imparava a leggere e scrivere per la prima volta.

Poi, un giorno del 1987, un fotografo entrò in quel McDonald’s.
Terence Donovan.
Uno dei fotografi di moda più famosi al mondo.
Vide qualcosa nel suo volto. La sua bellezza straordinaria. La sua presenza unica.
Le chiese se volesse fare la modella.
Lei disse di sì.

Quell’anno la fotografò per il Calendario Pirelli, insieme a una allora sconosciuta Naomi Campbell.
Da un giorno all’altro, tutto cambiò.

Waris Dirie passò dal pulire pavimenti a sfilare sulle passerelle di Parigi, Milano, Londra e New York.
Divenne il volto di Chanel. Levi’s. L’Oréal. Revlon.
Fu la prima donna nera a comparire in una pubblicità di Oil of Olay.
Comparve sulle copertine di Vogue, Elle e Glamour.
Nel 1987 recitò come Bond girl in The Living Daylights.
Stava vivendo un sogno.

Ma l’incubo non l’aveva mai lasciata.
Ogni giorno portava con sé le cicatrici fisiche ed emotive di ciò che le era stato fatto a cinque anni.
Soffriva di dolori cronici. Di difficoltà nell’intimità. Delle conseguenze permanenti della MGF.
Per anni non disse nulla.
Poi, nel 1997, all’apice della sua carriera di modella, fu intervistata da Laura Ziv di Marie Claire.
Avrebbero dovuto parlare della sua storia da “Cenerentola africana”.
Ma Waris cambiò argomento.

“Tutte quelle storie sulle modelle sono già state raccontate un milione di volte,” disse. “Se mi prometti che lo pubblicherai, ti darò una storia vera.”
Laura accettò.
E Waris riversò la sua verità in un registratore.
Raccontò al mondo ciò che le era accaduto. Ciò che accadeva a milioni di bambine come lei. Ciò che continuava ad accadere ogni singolo giorno.
Mutilazione genitale femminile.

L’intervista fu pubblicata con il titolo “La tragedia della circoncisione femminile.”
Scatenò una reazione mondiale.
Barbara Walters la intervistò sulla NBC. Le testate di tutto il mondo ripresero la storia.
Per la prima volta, la MGF aveva un volto. Un nome. Una voce.

Nello stesso anno, il 1997, il Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan la nominò Ambasciatrice Speciale per l’eliminazione della MGF.
Waris si ritirò dalle passerelle a trentadue anni.
All’apice del successo, quando avrebbe potuto continuare a vivere nella moda, si fece da parte.
Aveva una missione più grande.

Viaggiò per il mondo per conto dell’ONU. Incontrò presidenti, premi Nobel, star di Hollywood. Tenne conferenze. Concesse centinaia di interviste.
Non era più “la supermodella dal volto bellissimo.”
Era la sopravvissuta che si rifiutava di restare in silenzio.

Nel 1998 pubblicò la sua autobiografia, Fiore del Deserto.
Diventò un bestseller internazionale, con oltre undici milioni di copie vendute in più di cinquanta lingue.
Nel 2019, un tribunale di Londra condannò una madre a undici anni per aver sottoposto sua figlia di tre anni alla pratica — la prima condanna della storia nel Regno Unito.

Leggi contro la MGF sono state approvate in tutto il mondo.
Le campagne di sensibilizzazione raggiungono milioni di persone.
E bambine che sarebbero state mutilate vengono salvate.

Waris Dirie oggi ha sessant'anni.
E continua a lottare.
“Voglio porre fine alla MGF una volta per tutte, nella mia vita,” dice.

Da una bambina di cinque anni trattenuta da sua madre mentre un’anziana la mutilava con una lama sporca.
A una tredicenne in fuga attraverso il deserto.
A una diciottenne che pulisce pavimenti da McDonald’s.
A una delle supermodelle più famose del mondo.
Alla donna che ha spezzato il silenzio su una delle pratiche più brutali dell’umanità.

Waris Dirie non è solo sopravvissuta.
Ha trasformato il suo dolore in scopo.
Il suo trauma in un movimento globale.
Il suo silenzio in una voce che ha raggiunto milioni di persone.

Ogni bambina salvata dalla MGF è una testimonianza del suo coraggio.
Ogni legge approvata porta la sua impronta.
Ogni sopravvissuta che trova aiuto in un Centro Desert Flower cammina sulle sue orme.

Nacque un fiore del deserto nelle condizioni più dure immaginabili.
Non solo è sopravvissuta.
È sbocciata.
E si è assicurata che milioni di altre bambine avessero la possibilità di sbocciare anche loro.
Non come vittime.
Ma come donne potenti, integre, indistruttibili — come erano sempre state destinate a essere.”

domenica 23 novembre 2025

Gli AAAS insieme con Maria


In occasione di........

 https://www.unitrebarga.it/website/premio-san-domenico-a-maria-lammari/  



         .....nel giorno  21 Novembre 2025 


Insieme, da ben cinque anni, come Adulti Ancora A Scuola nel corso di Informatica Pratica del Prof. Renato Luti (grazie Prof.) ci è piaciuto congratularci con Maria per il premio ricevuto e testimoniarle il nostro affetto.          

        COME ?

                

       Pianta di ciclamino   più
                                                                           rima di accompagnamento



 
 



PER MARIA




Nome azzeccato
poi Mariolina a casa mutato
per non pensare a Santa Maria
anche se il santo quasi ci stia.
Sempre presente e pronta a aiutare
chi nella vita potrebbe inciampare.
Come insegnante da tutti cercata
Come docente ben rispettata.
Pronta all'ascolto di giovani e vecchi
dona consigli, ricordi ed affetti.
Con la fortuna di averla tra noi
a lei auguriamo "quello che vuoi"
E poi Maria...non ti arrabbiare...
"solo il GVS dovevan premiare"
Noi lo sappiamo: non ami apparire
ma pur ci piace che faccian capire
tutto l'affetto che in vita tu dai
alle persone, che t'amano assai
Tu sei presenza e gran testimone
di tutti quelli che nel sociale
sempre si danno un grande daffare,
anche in silenzio e con umiltà
perché sereni sempre li fa
rendere Barga un posto migliore
e tra la gente mettere il cuore.
E come dice Emma la teacher
si può imparare finché lo si dice
Come la pianta che crescerà
Come il sapere che mai finirà!








Dagli amici AAAS....
con affetto !!!

DAILY DIARY-- AT THE SUPERMARKET.....

DAILY  DIARY.....28.01.2026 AT THE SUPERMARKET   La mattina mi ritaglio uno spazio tutto mio. Fare la spesa nel mio supermercato di paes...