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martedì 7 luglio 2026

Essere Adulti Ancora A Scuola: il nostro modo di stare al mondo.

 



Estate. È in questo tempo sospeso che possiamo guardare con più calma a ciò che siamo diventati: Adulti Ancora A Scuola, un gruppo che dal 2020 cresce, cambia, si trasforma, e continua a imparare anche quando non c’è una classe, un computer acceso, un laboratorio da seguire.

Perché essere AAAS non è un’attività: è un modo di stare al mondo. Siete d'accordo?

Portiamo in giro “Una visione di cultura popolare realizzata con curiosità, dinamica e condivisione, che cresce facendo le cose assieme e scoperchiando preconcetti e tabù nei quali ogni società lentamente sonnecchia.”

Siamo nati un un modo buffo: non per seguire un programma, ma per aprire una strada.

Abbiamo usato il digitale per allargare il cielo, per leggere il mondo, per restare vivi e curiosi, e anche per conoscere meglio noi stessi.

“Essere Adulti Ancora A Scuola è faticoso, perché richiede attenzione, attesa, curiosità per quello che non capisci lì per lì.”

“Essere Adulti Ancora A Scuola è bello, perché ciò che a scuola dici e fai è stimolo, anche quando racconti che non hai capito che ti senti indietro.”

Negli AAAS essere leader significa mettesi alla pari, chi offre il proprio pezzo di strada, chi accetta di imparare e di insegnare con gesti simili. È così che sono nati i laboratori, i due libri, gli Angoli, le pagine dei blog, le lezioni di inglese, i percorsi digitali, l'incontro con l'AI. È così che si è formata una comunità che non ha bisogno di titoli, ma di presenza. 

Dovessimo dire come siamo presenti durante questo periodo, ci riusciremmo?

Pensi che il prendiamoci una pausa possa farci sbiadire?

Altrove troviamo scritto ACCADE  , è una parola perfetta anche per un periodo di pausa perché non è un programma, ma un modo di respirare che funziona anche quando siamo lontani.

“Non c'è ancora un emoticon che riproduca quel sentimento/modo di essere: dovremo disegnarlo, un giorno!” E questo potrebbe essere un compito che smuove l'estro, invitiamoci a provare e consultiamoci con Geppo, fin qui disegnatore provetto! ☺ Di noi abbiamo volti, voci, mani, sorrisi, dubbi, un logo, ma ci manca una icona.



venerdì 26 giugno 2026

La parabola. Il digitale. Un ponte, non una casa.

 





L’articolo “L’immaginario e la qualità del pensiero” lascia intravedere una parabola: noi adulti ancora a scuola che siamo partiti dall’apertura al digitale, abbiamo attraversato la consapevolezza critica, e adesso, soprattutto per come risuona la frase finale dell’articolo, stiamo arrivando a riflettere sulla possibilità di "un passo indietro", un gesto di disconnessione scelta e non subita. 

AAAS nati per entrare nel digitale, cresciuti per capirlo, maturati per non esserne inghiottiti.

L’ingresso nel digitale è avvenuto in aula, in presenza, è stato una nuova alfabetizzazione e anche una necessità storica, negli AAAS è stato il primo passo per imparare, capire, non restare indietro.

Informatica Pratica e molto altro ...! Il digitale e lo stare insieme modifica tempo, identità, memoria, relazione: il percorso che hanno fatto gli adulti ancora a scuola è stato non solo usare ma capire.

Mi sono chiesto se quell’articolo incarni qualcosa di importante per gli adulti ancora a scuola e adesso penso che posso rispondere: la capacità di migrare da un immaginario all’altro, la consapevolezza che il digitale cambia la mente e le relazioni, la volontà di non farsi modellare dagli algoritmi, ma di restare umani. 

Il bisogno di ritrovare tregua, presenza, lentezza ha un gusto speciale: il caffè del sabato mattina al mercato è “cacio sui maccheroni” dei corsi in presenza e delle Classroom online.

Penso che valga per tutti: noi AAAS siamo un laboratorio vivente di “tensione”: connessi sì, ma non catturati; curiosi, ma non ingenui; presenti sì, ma non dipendenti!

L’ultima frase dell’articolo: “C’è bisogno di atti coscienti e concreti, per arrestare l’oblio del contatto umano e del riappropriarsi del senso del faccia a faccia, per cancellare, archiviare, per rimaterializzare gli scambi umani. Per riappropriarsi della analogia scartando la simulazione.” suona come un ritratto generazionale e insieme come un possibile ritratto del gruppo: una piccola comunità che ha imparato a stare nel digitale, ma che sa anche quando è il momento di fare un passo indietro, di respirare, di tornare alla carne del mondo.

domenica 10 maggio 2026

Escursione primaverile sul Monte Croce


Il momento magico sul Monte Croce




Non potevo mancare neanche quest'anno all'appuntamento sul Monte Croce per ammirare la fioritura delle giunchiglie. Sono partita un pomeriggio da Barga, in una giornata splendida, e siamo arrivati in località al Pioppo, una piccola frazione del paese di Palagnana. Quest'anno siamo stati fortunati a raggiungerla senza difficoltà, anche se la strada che risale dal fondovalle è piuttosto tortuosa. Lo scorso anno, invece a causa di una frana, fummo costretti ad allungare il percorso passando da Pascoso, proseguendo verso Matanna e infine raggiungendo Palagnana. Una curiosità su questo paese; nonostante la vicinanza a Fabbriche di Vallico e quindi al comune di Fabbriche di Vergemoli, Palagnana è storicamente legata alla Versilia e infatti appartiene al comune di Stazzema. Il motivo è semplice: un tempo non contava la distanza "in linea d'aria", ma il percorso più logico e praticabile a piedi. Le antiche mulattiere collegavano i borghi seguendo le valli ed evitando i crinali, più impervi e difficili da attraversare.



Il sentiero che porta alla cima attraversa inizialmente il bosco. Una volta superata la fascia boschiva, il paesaggio cambia, la visuale si apre e la montagna diventa nuda e luminosa. E' proprio qui che, tra fine aprile e maggio, avviene la fioritura delle cosiddette giunchiglie. In realtà si tratta di narcisi selvatici che, sbocciando, trasformano il prato in un tappeto bianco e brillante.




Come sempre, è stata un'escursione che ho apprezzato moltissimo, non solo una camminata, ma un vero viaggio tra natura, paesaggio, storia e tradizione, e che ogni anno rinnova il suo fascino con la stessa, immutata bellezza.



lunedì 30 marzo 2026

IL CACCIATORE PENTITO

Nel comune dove abitavo la caccia è stata sempre praticata, in quasi tutte le famiglie c'era un cacciatore, anche mio babbo era un cacciatore. Mi ricordo quando la sera caricava le cartucce per la caccia che faceva la mattina dopo a merli e tordi.  Ma la caccia che gli piaceva di più era alla lepre. Di conseguenza anche io sono diventato cacciatore. Poi però ad un certo punto quando mi sono trovato le mani insanguinate da un uccellino che avevo ucciso, mi sono detto: ma che sto facendo sto uccidendo per divertimento? E ho smesso!

Forse nel dopo guerra cacciavano anche per mangiare. Esisteva anche il bracconaggio con trappole di varie forme. Poi la caccia è diventata uno sport dove si uccide un animale per divertimento. 

Quando penso quello che ho fatto mi vergogno di me stesso.




domenica 1 marzo 2026

L' AI e il mio pensiero sconsolato !

 

 L'AI conversazionale riesce, in 1 secondo, a correggere, ampliare, rendere più incisiva, accattivante, commovente, triste, ironica, divertente una qualsiasi cosa che io desideri scrivere o abbia già scritto.   Basta chiedere.

Perché questo mi avvilisce e avverto un che di sconforto?

A me piace, talvolta, scrivere storie, commenti, raccontare di esperienze vissute cercando di comunicare ad altri pensieri e emozioni ma ora sento inutile e sprecato il tempo , la fatica e l'impegno che necessariamente serve a un umano per fare ciò.

Mi chiedo se questo capita anche ad altri.

E di nuovo ….mi rendo conto di usare sempre più parole desuete mentre scrivo, inserendole nel discorso quasi a mo’ di gioco o indovinello. Forse inconsapevolmente cerco di gabbare l’AI?  Che assurdità !!!

E ancora...se leggo qualche cosa scritta  che magari apprezzo e mi piace, vado a controllare se c'è lo zampino dell'AI.    Perché ? non dovrei accontentarmi del fatto che mi piace e gustarmela così?

Forse è invidia verso l'algoritmo?    



Il signor Algoritmo mi fa comodo in tante altre circostanze ma per ciò che riguarda la creatività vorrei farlo tacere.

È forse questo un mio impedimento all'evoluzione della specie? 😄

Domande e domande. Potrei farle all'AI e vedere cosa risponde anche se trovo che è molto brava a fare in modo che  resti contenta e soddisfatta e quindi, in conclusione a darmi sempre ragione.


Sveglia algoritmo! Sei in grado di dirmi NO ?

e mentre scrivo questo mi sento in colpa come se avessi timore di aver offeso l'algoritmo!

È preoccupante vero?  Boh, speriamo bene !



P.S.  Queste elucubrazioni le avevo scritte  qualche mese fa ma  le ho condivise ora dopo aver letto il post del prof. Luti su adultiancoraascuola.. dal titolo "Non per avere risposte. Per imparare a pensare meglio." per me è stata consolazione e pure risposta !

sabato 7 febbraio 2026

UBUNTU




Sabato 7 Febbraio 2026 - giorno due delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina.

Ecco il testo originale integrale in inglese del discorso tenuto da Kirsty Coventry ieri sera a San Siro.

È un discorso che molti hanno definito "storico" non solo per il contenuto, ma per il tono molto personale e diretto che ha scelto di utilizzare, parlando da atleta ad atleti.






IOC President Kirsty Coventry’s Speech – Milano Cortina 2026 Opening Ceremony

"Mr. President of the Republic, Dear Giovanni, Dear Athletes, Welcome to your Games!

Whether you are here in Milan, in Cortina, in Predazzo, or in Livigno: welcome! This is your moment. I know what it feels like—that indescribable mix of excitement and nerves. Your whole life of hard work, the early mornings, the sacrifices, and the defeats... it all comes down to this moment. I know that feeling: when you realize that you are here, you made it.

Be proud of the journey you have taken. And now, enjoy every second. Over the next two weeks, you will give us something special: you will show us what it means to be human. To dream, to fall, to rise again, and to respect one another. You will remind us that strength is not just about winning, but lies in courage, empathy, and heart.

You will not only create incredible memories: you will show the world how to truly live. This is why we love the Olympic Games. Through you, we see the best of ourselves. You remind us that we can be brave, that we can be kind, and that we can rise, no matter how hard we fall.

In Africa, where I come from, we have a word: Ubuntu. It means: 'I am because we are'. It reminds us that we are stronger together and that we only grow when we support each other.

In an era where much of the world is divided by conflict, your presence here proves that another world is possible. A world of unity, respect, and harmony.

Thank you for believing in the magic of the Olympic Games. The Olympic Flame, which has traveled across all of Italy, will now light your way and will burn for the first time in two different cauldrons, a symbol of a united and creative Italy.

Now it is your turn. These are your Games. We cannot wait to cheer for you and to be inspired by your courage. May your flame ignite hope and light our way!

Viva i Giochi Olimpici! Viva l'Italia!"


Traduzione - quasi collettiva - durante la lezione 'on line'  let’s speak English with Emma  

IOC President Kirsty Coventry’s speech Milano Cortina 2026 - Opening Cerimony

 

Sig. Presidente della Repubblica, Caro Giovanni, Cari Atleti BENVENUTI AI VOSTRI GIOCHI

In ogni caso siete qui a Milano, Cortina, Predazzo o Livigno: BENVENUTI

Questo è il vostro momento. Io so come ci si sente, quale indescrivibile misto di eccitazione e nervosismo. La vostra intera vita di duro lavoro, le alzatacce mattutine, i sacrifici e le sconfitte…tutto si riduce a questo momento. So come ti senti quando ti rendi conto che sei qui, ce l’hai fatta.

Sii orgoglioso del percorso che hai fatto e ora goditi ogni secondo. Nelle prossime due settimane, ci darete qualcosa di speciale, ci mostrerete cosa significa essere umani. Sognare, cadere, rialzarsi e rispettarsi l’un l’altro. Ci ricorderete che la forza non è solo nel vincere ma risiede nel coraggio nell’empatia e nel cuore. Non creerete solo ricordi incredibili: mostrerete al mondo come vivere veramente, ecco perché amiamo i Giochi Olimpici. Attraverso di voi vediamo il meglio di noi stessi.

Ci ricordate che possiamo essere coraggiosi, che possiamo essere gentili e che possiamo rialzarci indipendentemente da quanto dura sia la caduta.

In Africa, da dove provengo, noi abbiamo una parola UBUNTU che significa ‘io sono perché noi siamo’ ci ricorda che siamo più forti insieme e che cresciamo solo quando ci sosteniamo a vicenda.

In un’epoca in cui gran parte del mondo è divisa dai conflitti, la vostra presenza qui dimostra che un altro mondo è possibile un mondo di unità, rispetto e armonia.

Grazie per credere nella magia delle Olimpiadi. La fiamma Olimpica che ha viaggiato per tutta l’Italia, illuminerà ora il vostro cammino e brucerà per la prima volta in due calderoni diversi, un simbolo di un Italia unita e creativa.

Ora è il vostro turno. Questi sono i vostri giochi non vediamo l’ora di fare il tifo per voi e di essere ispirati dal vostro coraggio. Che la vostra fiamma accenda la speranza e illumini il nostro cammino. Viva i Giochi Olimpici! Viva l’Italia!


venerdì 6 febbraio 2026

Lettera di mezzanotte

 

Lettera di mezzanotte

                                      ...quando il silenzio accarezza i pensieri




A che devo la mia uscita dalla tana?

la mia primavera di vecchiaia?

Forse al Prof., forse al Covid, forse a una consapevolezza acquisita nel mio correre a cercare.

Adulti Ancora A Scuola è il dono della mia vecchiaia o, forse, la vecchiaia è un dono se riempita di cose mai fatte, desideri da realizzare, visioni nuove da condensare nel breve tratto di viaggio che rimane.


 Che dire? grazie AAAS, grazie Prof.

Forse non capite quanto la vostra vicinanza, e l'impegno che voi richiedete,

e la pazienza come virtù che voi praticate, possa rendere l'ultimo tratto di cammino 

una dolce discesa.







martedì 6 gennaio 2026

... tutte le feste si porta via

 


… ma non si porta via i ricordi, soprattutto quelli dell’infanzia che cerchi di dimenticare quando sei preso dalla frenesia della vita che ti chiama a fare sempre cose nuove per arrivare e poco spazio o tempo ti lascia per ripensare e cercare quei sentimenti che si legano a date speciali, come quella di oggi: l’Epifania che tutte le feste si porta via. Questi ricordi mi tornano in mente via via da molti anni, E stasera è la seconda volta che ne scrivo, la prima volta è nel libro della della mia vita che ho cominciato e poi continuato a scrivere per molte pagine, ma che è ancora lì che aspetta di essere riempito, un pezzo qua e un pezzo là in diversi hard disk dei computer. Stasera, con la gatta in grembo che fa le fusa, mi piace ricordare che quand’ero piccolo. Non tutti i 6 gennaio ero contento di tornare a scuola, me ne ricordo almeno due. Con un po’ di angoscia. Ambedue erano legati a un gruppo allo stomaco per i compiti delle vacanze non fatti, ma uno in particolare anche al dover tornare a scuola ed avere vicino a me continuamente per tutta la mattinata un maestro che puzzava di tabacco e aveva i denti e le dita marroni. Era bravo, comprensivo, rauco, ma puzzava e non si accorgeva che puzzava di più quando per affetto e per cortesia ti si avvicinava e si chinava per dirmi delle cose, per aiutarmi ma mi costringeva a respirare male. Quell’anno salavo almeno una volta a settimana e tornavo a sa dicendo alla mia mamma che il Bernardini, il bidello, ormai aveva chiuso il portone. Avevo fatto tardi. Quell’anno, cominciai a disimparare a leggere e la mia mamma preoccupata mi mandò a ripetizione dalla sua sorella, cioè mia zia, che non era tanto meglio del maestro con le solite parole che ripeteva per avviarmi di nuovo a essere bravo. Poi, io pensavo,  che lo facesse perché ero suo nipote, come fare un favore. Poi proprio la sera della Befana ricevetti un orangutan meccanico a pila da quella mia zia, durante la seta carpii gli scambi di parole d’affari che la mia mamma diceva sotto voce congedandosi dagli adulti. Capii che la mia mamma pagava tutto. Io lo sapevo che la mia mamma si frustava la vita per guadagnare quei quattro soldi per mantenere tutti i figlioli, e questo mi dispiaceva, anzi mi indignava. Fu un lago che mi si apriva davanti e non sapevo ancora nuotare. Volli finire di andare a lezione. Venne aprile e piano piano ricominciai a leggere e a studiare e anche a riprendere buoni voti.Tappandomi il naso. Stavo imparando a nuotare. 

Quando ci penso sono contento di ricordare come dietro ai trucchi delle feste possa aver scoperto le finzioni che si celano dietro i rapporti tra gente di famiglia: da piccolo dovresti intender che la solidarietà è naturale e soprattutto tra parenti, naturale per me significava per piacere, cioè spontanea, gratis. Ero un ingenuo bambino, ma avevo “le orecchie”, che non volli più avere da Asino! Valla a dare a bere ai piccoli! 

Un po come il nostro “maidiremaiadulti”!

Vai sul blog maidiremaiia per averne un commento e la traduzione AI in inglese. 

venerdì 26 dicembre 2025

A Natale si può (puoi)

Nota di premessa: poiché questo è un blog-didattico, in questa pagina ho permesso a Google di inserire automaticamente dei link alle parole o espressioni che "ritenesse" degne di una puntatina. Non so dove porteranno e lascio come è avvenuto. Nel senso che quei link non sono scelti da me personalmente. Quindi visitali dopo che hai letto il blog, potrebbero non entrarci niente col discorso chiave dell'articolo. 😊


Lo scrivo con il “si”, cioè con il senso impersonale delle azioni, 

quello del “di ogni erba un fascio”, quello dei discorsi che si fanno per render ovvia una cosa che questa volta  non lo è. 


A Natale, nell’atmosfera magica un po’ sì è un po’ no dell’avvento della festa e del ricominciare a contare da 1(uno) i giorni di un anno, aspettando l’Epifania che tutte le feste si porta via, si fanno tante di quelle cose stupide e simpatiche che neppure ci s’accorge. Si ha bisogno di stupirsi per uscir dalla consuetudine. 

Forse, è così? E il buffo è che non si vuole ognuno singolarmente, ma si viene trascinati da uno speciale imprinting che si chiama cultura della civiltà in cui si cresce.

Sono giorni delle feste grandi dell'anno, quelle che si dice, ma lo sono realmente, comandate (sic!).


E sì, c’è la magia, la finzione, l’immaginazione va a mille, e si partecipa anche quando si è sotto le bombe o si è in una galera, sono come momenti di ferie dalla realtà cruda. Si immaginano briciole di brodo di giuggiole. E in qualche modo si vorrebbe godere. 


Nascere ci appare una festa e lo è, generalmente, almeno per quelli che sono già viventi, quindi anche la rappresentazione della nascita spinge a pensieri meravigliosi, e quando questa rappresentazione è simbolica come nel Natale i buonismi si milionificano, del resto la speranza di solito si aggancia ad un futuro che sarebbe soddisfacente e sorridente.


MA, 

appena si esce dall'alone di magia ( quando si accende la tv, quando si consultano attualità e cronaca, quando si apre la posta, quando si  segue le pagine social) (quando sei costretto sotto la pioggia, quando sdraiato su cartoni sotto un ponte, quando ti ripari da proiettili e bombe, quando ti rumi in tasca e non sai cosa far mettere in bocca ai tuoi piccoli), a Natale, si comprende bene quale sia il Mondo del Meglio e il Mondo dei Pazzi


E se ci pensi solo un po’, ti rendi conto in quale Mondo:

  1. Sei trascinato a vivere
  2. Vorresti vivere
  3. Imponi che gli altri vivano
  4. Trascini altri
  5. Vorresti che altri ti seguissero
  6. Ti Stai costruendo
  7. Stai imponendo
  8. Ti senti costretto 

UNA SOLA OPZIONE È LA TUA, non ne puoi spuntare due, non è un giochetto, è il semplice ritorno nella realtà.


La domanda è spontanea e la possiamo coniugare in vari modi:

- ma allora è tutto finto?

- Siamo nei giorni del "facciamo finta che"?

- Ciò che non fa collassare il Mondo è la speranza?

- La terapia per la sopravvivenza richiede medicine antipsicotiche? e la speranza è quella più a buon mercato?

..........

A Natale si può

https://www.youtube.com/watch?v=G3vDzID3RAA





A QUESTO PUNTO DEL POST, È POSSIBILE, SAREBBE INTERESSANTE CHE ALTRE PERSONE CON ACCESSO COME AMMINISTRATORE SCRIVESSERO AGGIUNGENDO QUALCOSA A PROPOSITO, PER CONTINUARE IL DISCORSO, PER CONTESTARLO, PER DARE LUCE AD UNA DIVERSA FACCIA DELLA PERCEZIONE DELLA REALTÀ.


SAREBBE UN POST A TANTE MANI .....


A Natale puoi...

che posso fare?  quello che più o meno ho sempre fatto:

un andare all'indietro, un evocare tradizioni, un ricordare sensazioni e sentimenti che nel periodo Natalizio mi hanno accompagnato dall'infanzia all'età attuale.

A quello si accosta la maratona ormai necessaria per permettere tale rievocazione:  gli addobbi, i regali, i pranzi e, in un'epoca in cui tutto è esponenziale ....taaanti addobbi, taaanti regali, tantooo cibo.

In questa kermesse gli eventi del mondo si lasciano fuori dalla porta, nell'obbligo della Festa che grazie alla nascita del Bambino deve essere di gioia e speranza.


I vari presepi sparsi nelle case e nel paese evocano in ogni caso intimità familiare ,amore e cura e questo penso  venga percepito pure dai giovani, anche se la spiritualità che è insita nell'Evento e la speranza che nutre in sé la misericordia  non riguarda solo il Natale ma  è anche un principio e una finalità che travalica le norme dell'appartenenza alla Chiesa Cattolica.


 Lo spero, come spero che il nostro mondo possa conservare quei suoi principi di democrazia e vivere civile, anche se nella mia ostinazione a vedere il bicchiere mezzo pieno mi rendo conto che  è il bicchiere a restringersi sempre più  uscendo dal mondo considerato nel suo insieme per avviarsi verso una realtà sempre più vicina e comprensibile e  per finire, forse, addirittura  nella propria casa , dove tetto sulla testa e tavola apparecchiata  è quello che, gira e rigira, interessa mantenere. 


Naturalmente non riesco a capire perché si voglia togliere questo possibilità (tetto e tavola apparecchiata) a chi già ne gode, a chi ne godeva   e a chi potrebbe goderne .                                                                                                                            Pieranna








martedì 9 settembre 2025

Una cava di marmo all'interno delle Alpi Apuane


Viaggio all’interno della cava di Ravaccione



Oggi vi porto nel cuore delle Alpi Apuane, a visitare una cava interna di marmo bianco situata in località Ravaccione, accessibile attraverso le suggestive gallerie di Fantiscritti.




È da questi luoghi che si estrae il celebre marmo bianco di Carrara, la preziosa materia prima che ha plasmato i capolavori di numerosi artisti, rendendolo famoso in tutto il mondo.

L’estrazione del marmo ha origini antichissime, risalenti addirittura all’età del ferro, ma fu con i Romani che questa attività conobbe un vero e proprio sviluppo. Il marmo estratto, detto anche marmo lunense perché trasportato dal vicino porto di Luni, veniva utilizzato per costruire i grandi edifici di Roma e dell’Impero.

Questa cava, tuttora in attività, offre la possibilità di partecipare a visite guidate per scoprire da vicino le diverse fasi dell’estrazione e molto altro. Il percorso si snoda su un unico livello e, al suo interno, abbiamo potuto ammirare:


  • La “cattedrale di marmo”, uno spazio di 24.000 metri cubi che evoca la maestosità di un luogo scolpito nella roccia, con protagonista l’“oro bianco” formatosi milioni di anni fa.
  • Imponenti macchinari in funzione, utilizzati per l’estrazione del marmo nella cava ancora operativa.
  • Il murales “La Creazione”, raffigurante la creazione di Adamo, incorniciato dalla scena della Genesi.  Realizzato nel 2016 dallo street artist Ozmo su una parete di marmo bianco di 160 metri quadri, l’opera mostra Dio e Adamo che si sfiorano non su una volta celeste, ma sulla pelle della montagna. Secondo l’artista, rappresenta un connubio tra arte sacra e linguaggio urbano. Ozmo ha dichiarato: “Portare lo street art in cava è stato come far dialogare due mondi opposti". 

  • L’angolo dello shopping, dove è possibile acquistare souvenir in marmo oppure Lo Straordinario, un vino conservato all’interno della galleria, dove il microclima mantiene una temperatura costante tra i 14 e i 16 gradi. Il vino nasce da vitigni locali di uve autoctone coltivate nei colli apuani.

Le bottiglie riposano su cavalletti in legno e vengono ruotate manualmente ogni giorno. Ogni bottiglia è decorata con un'etichetta in rame e impreziosita con marmettola, rendendola un oggetto di pregio.




Oggi la cava di marmo, così come quella appena descritta, non è più vista soltanto come un luogo di estrazione, ma si configura come uno spazio culturale e sensoriale, capace di celebrare la bellezza del marmo in più espressioni.


domenica 8 giugno 2025

Un viaggio nella storia di Luni


 

Un tuffo nella storia di Luni:

antichi fasti tra marmo e mito



A giugno, le Alpi Apuane ci hanno offerto l'opportunità di un viaggio affascinante, non solo nella natura e nel marmo, ma anche nella storia, con la visita all'antica colonia romana di Luni, conosciuta anche come Luna. Situata strategicamente in Liguria, tra il fiume Magra e le Alpi Apuane, Luni e un crocevia di antiche strade come l'Aurelia e la Via Francigena, un importante sito archeologico e rinomata per i suoi vini DOC.




Museo Archeologico Nazionale di Luni ci ha accolto con un percorso espositivo che narra la ricca storia della colonia. Grazie alla guida, abbiamo ammirato vari tipi di marmi, capitelli e busti romani (spesso privi di testa, che veniva aggiunta in seguito per ritrarre personaggi specifici). Particolarmente suggestive sono state, la statua infantile forse raffigurante l'imperatore Nerone, e le statue in pregiato marmo lunense. I mosaici sono stati un'altra meraviglia: quello della "Domus di Oceano", con la sua raffigurazione del dio-fiume e una scena marina vibrante, e un altro con le maschere di Medusa e del Sileno a due facce, simboli di saggezza e dissolutezza. 











Il museo ha anche illustrato le origini preistoriche di Luni, con reperti che testimoniano la frequentazione del territorio fin dal Paleolitico. La foce del Magra era un punto strategico conteso tra Etruschi e Liguri, come dimostrano le tombe liguri e i corredi funerari rinvenuti.

Dopo il museo, abbiamo esplorato il sito archeologico e l'anfiteatro, dove abbiamo avuto la fortuna di assistere a una "Rievocazione Lunensia". Un'esperienza immersiva con laboratori didattici, una battaglia tra legionari e Liguri Apuani e la degustazione di tipiche ricette romane.


                                           

       Fondata nel 177 a.C. inizialmente divenne colonia romana, dopo la sconfitta dei Liguri Apuani, Luni, con il suo porto e la disponibilità di marmo apuano, divenne un fiorente centro economico e culturale. La sua importanza è ancora visibile nella planimetria quadrangolare della città, con resti di mura, un teatro, terme e ricche domus.


Purtroppo, a partire dal IV secolo d.C., Luni iniziò un lento declino. Cambiamenti del fiume Magra, insabbiamento del porto, aree paludose e forse un terremoto, uniti a mutate condizioni politiche, portarono a un progressivo spopolamento. L'antica metropoli si trasformò così nelle rovine che ammiriamo oggi.




Oggi, Luni è un'area archeologica fondamentale per comprendere la storia romana, con le rovine del foro, il tempio della dea Luna, l'anfiteatro, il teatro e le terme, completate dalla vasta collezione del Museo Archeologico Nazionale. 

Un luogo imperdibile per gli appassionati di storia.

lunedì 21 aprile 2025

Se n'è andato Papa Francesco, leader della accoglienza. Il suo nome come programma.

 


Papa Francesco, dodici anni 

di nuovi dinamismi e porte aperte.


Il quadro (qui sotto) è stato scolpito da Silvano Magrini all' inizio del pontificato di Papa Francesco, 
significativo è l' abbraccio ad un bimbo e l'ultimo flash che mi viene in mente è quello di ieri in piazza San Pietro ad un bimbo che gli hanno porto sulla Papamobile. Inizio e fine di un pontificato!  (da  Daniela)



Buongiorno AAAS, tantissima tristezza per la perdita di Papa Francesco e vera preoccupazione per la situazione mondiale 🥲  (MT) 



Profondo cordoglio a tutti i Cattolici.

Non ero ancora venuta a conoscenza della scomparsa di Papa Francesco tramite i notiziari Italiani quando, con incredulità, ho ricevuto la triste notizia da mio cugino da Melbourne.




Tanti anni fa mio Marito ed io eravamo presenti in Piazza San Pietro per ascoltare le belle parole del Santo Padre. Dalla finestra dell'Angelus, che si affaccia nella Piazza, la sua immagine rimaneva molto lontana, ma la sua voce era chiara. Tutti i fedeli lo ascoltavano in totale silenzio.

R.I.P CARO PAPA FRANCESCO🙏
Emma



IL BIKINI : elucubrazione postuma di un'ottantenne dopo un caldo giorno di mare.

               IL BIKINI Vien fatto di rinunciarvi da anziani : ciccia cadente, rotolini sporgenti, poppe sostenute da una provvidenziale e ...