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giovedì 1 maggio 2025

Festa del lavoro


Articolo 1 della Costituzione Italiana"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro......."


 We are citizens, as established in the first article of our Constitution, because we have worked (AAAS), we work, we will work (or at least that is what is hoped for young people).

It's beautiful to live work as a gift, a relationship, a joy.


Noi siamo cittadini, come stabilito nel primo articolo della nostra Costituzione, perchè abbiamo lavorato (AAAS), lavoriamo, lavoreremo (almeno questo è ciò che si spera per i giovani).

È bello vivere il lavoro come dono, relazione, gioia.




sabato 11 novembre 2023

 Modi di fare di un tempo

La vita, da bambina, era infarcita di usi e modi di fare pieni di significato. 
O si trattava di comportamenti da assumere prendendo come riferimento una data religiosa o un rapporto diretto con la vita della terra o, ancora, di occasioni dalle quali trarre gl'insegnamenti necessari per crescere. 
Di seguito, alcuni esempi:

Il giorno dell'Ascensione (40 giorni dopo Pasqua) era dedicato alla preghiera e al lavoro solo necessario, quindi anche il semplice ricamare non era accettabile. 
"Per l'Ascensione non fanno il nido neanche gli uccelli", mi disse una volta la mamma, mentre prendevo centrino e ago sedendomi sulla mia seggiolina,  come solevo fare nel tempo libero,  alternando il ricamo al gioco con la bambola.



All'inizio della Quaresima noi bimbe (il gioco è al femminile) ci mettevamo d'accordo per giocare al bel verde. La consegna era di tener sempre con noi un rametto di bussolo (bosso).  
Incontrandoci, chiedevamo l'una all'altra: "Dov'è il mio verde?". 
"In tasca e non si perde", ci affrettavamo a rispondere soddisfatte. 
Se venivamo scoperte prive del rametto (in genere nascosto dentro un calzettone o in una taschina), dovevamo scontare la penitenza. 
L'ideale era trascorrere tutto il periodo della Quaresima senza mai trovarsi in fallo.


A Messa, la domenica, noi bimbe andavamo ben vestite: abitino o gonna, calzettoni leggeri e scarpine, magari in pelle lucida. Naturalmente con la veletta in testa. 
Era l'abito della festa, non consentito negli altri giorni. Mai si trasgrediva. 
Un modo per dare importanza alla celebrazione cui partecipavamo. 
La mamma diceva: "Non mettere tutto a un pari!". 
E ci sentivamo belle e decorose.

                                                   

La mattina di San Lorenzo, a mezzogiorno, la mamma diceva a noi bambini di andare a cercare il carbone benedetto del Santo. 
Noi facevamo piccole buche con una paletta intorno ai filari delle viti, così trovavamo piccoli legnetti in decomposizione che la mamma teneva da parte. In occasione di un forte temporale con lampi e fulmini, li accendeva e li esponeva all'aperto, sotto la pioggia, recitando una preghiera per implorare il Santo perché cessasse il brutto tempo.




Verso la fine di settembre, di solito, cadevano le prime castagne. 
Chi attraversava una selva per raggiungere il paese, le vedeva spesso rotolare sullo stradello o fermarsi sui pendii confinanti. Così lucenti e salde apparivano ai miei occhi di bimba! Ma, come mi aveva raccomandato la mamma, le potevo raccogliere se erano nella strada, mentre sui poggi potevo farlo solo fino al 29 settembre, giorno di San Michele
Dopo quella data le castagne sarebbero state del proprietario della selva. 
E così facevo.


La vendemmia, nella nostra zona, avveniva generalmente nella seconda metà di settembre, ma comunque (ricordava sempre il nonno) non poteva andar oltre la Madonna del Rosario (7 ottobre) perché dopo quella data, la guazza e le ore diminuite di sole avrebbero solo danneggiato il raccolto  dell'uva.


Se noi bambini partecipavamo alla vendemmia di un podere vicino ( a noi piccoli sempre raccomandavano di raccogliere tutti gli acini caduti con le nostre manine) il proprietario per regalo ci dava una grossa penzana (due belle pigne appese ad una parte di tralcio) da portare a casa. Tutti  soddisfatti ringraziavamo. Potevamo mangiarle subito o appenderle (generalmente ad una trave) per consumarle più tardi. 
Ci pareva di avere un trofeo in mano!


Dopo la vendemmia vera e propria c'era il momento della ruspa, riservato a noi bambini. 
Di solito, venivano lasciati sui tralci i grappoli ancora acerbi e noi, dopo qualche giorno, passavamo tra i filari e li cercavamo per vedere se, nel frattempo, fossero maturati. 
Che soddisfazione trovarne tanti! Facevamo a gara tra noi. Attenti, spostavamo i pampini per scoprire qualche acino, magari appena "invaglito", lo staccavamo con cura senza tralasciarne neanche uno e tornavamo a casa felici del bottino. 
Senza esserne consapevoli, imparavamo a non sprecare nulla.


Nei giorni intorno a San Martino (11 novembre), preferibilmente con la luna piena,  avveniva il travaso del vino novello dalla botte alle damigiane, poi ricoperto da un po' d'olio d'oliva e un tappo di sughero, ben chiuso anche con un po' di stoppa. 
Mi sembra ancora di sentire diffondersi dalla cantina l'odore forte e inebriante del vino nuovo! 



Spesso le volpi erano solite infilarsi dentro un pollaio e fare strage di galline, causando un grave danno all'economia familiare. 
Così accadeva che, se la volpe veniva catturata (non era cosa facile!), dopo averla uccisa un ragazzo della famiglia la legasse per le zampe ad un bastone che poggiava su una spalla facendo il giro delle case intorno, così da mostrarla con orgoglio insieme alla richiesta sottintesa di una ricompensa.
Il fratello o l'amico che l'accompagnava teneva infatti al braccio un paniere per accogliere le uova che riceveva.
Naturalmente, tutti (chi più, chi meno)offrivano qualche uovo fresco.
Un pericolo in meno per il proprio pollaio!


Anche la festività della Befana, oltre a costituire un gran momento di festa per noi bimbi, poteva essere un'occasione educativa. 
Ricordo che io desideravo tanto una bambola grossa. La mattina del sei gennaio (avevo sei anni non ancora compiuti) scesi le scale e...la trovai sul pianerottolo. Bella era e grande, con un vestito lucido azzurro! 
Se chiudo gli occhi, la vedo ancora... 
Naturalmente, tramite la mamma, la Befana mi aveva lasciato le solite raccomandazioni: dovevo essere obbediente e attenta al mio fratellino di circa tre anni.
Lui aveva avuto in dono un carretto trainato da un cavallino e voleva giocare  all'aperto, ma io ero talmente "presa" da questa bambola che non lo tenni bene sott'occhio, mi distrassi e lui scivolò in una goretta d'acqua bagnandosi tutto. 
Tornata in casa, la mamma mi disse che, data la mia disobbedienza, era passata di nuovo la Befana per riprendersi la bambola, ma con la promessa di riportarla dopo tre giorni se mi fossi comportata bene. 
Così fu. Che lezione! Ancora vivissima in me! 
Al primo momento di disperazione, era subentrata  la fiducia di riaverla dato che così lei si era espressa con la mamma. Bastava mi comportassi bene: stava a me. Anche se questo, non mi liberava del tutto dall'ansia. Tuttavia sentivo che la Befana era di parola.









  

sabato 4 novembre 2023

Estate, tempo di cicale



 Mentre leggo assorta all'ombra di tuie e abeti, al solleone di luglio, mi accompagna un frinire continuo, stridulo, una vera e propria serenata in pieno giorno, che esprime bene l'estate piena. 
Secondo gli entomologi si tratta della manifestazione sessuale delle cicale. La emette, infatti, il maschio  per richiamare la femmina con lo scopo di accoppiarsi. Nell'addome questo piccolo insetto ha due membrane che, muovendosi, emettono quel suono acuto e assordante.

Un buon segnale anche per noi uomini perchè fino a che le sentiamo cantare, siamo sicuri di poter godere ancora del caldo estivo. 

 Le femmine depongono le uova. Le larve, appena nate, sprofondano nel terreno e danno inizio alla loro vita sotterranea, poi giunte alla maturità, escono dal terreno e cercano un albero dove arrampicarsi ed effettuare la muta. Allora sono pronte al volo. Il loro ciclo vitale è breve. Infatti, con il sopraggiungere dell'autunno, gli adulti muoiono. Gli esperti dicono che il numero delle cicale e la loro capacità riproduttiva dipendono dalla temperatura che dovrebbe essere superiore a 22° centigradi. Certamente si fanno conoscere non per il loro corpo (che non vediamo), ma per l'insistente canto. 
Tra i poeti, Carducci ha dedicato a questi insetti un'intera lirica, "Le cicale", che con il loro coro "...pare che tutta la pianura / canti, e tutti i monti cantino, e tutti i boschi cantino.."ma anche altri, da D'Annunzio a Quasimodo, salutano l'acuto canto che domina la canicola
estiva. 
Per altri quel frinire ha assunto invece una connotazione negativa, cioè il vivere alla giornata cantando senza pensare al domani. 




Esopo, ad es. nella sua famosissima favola "La cicala e la formica", racconta che la cicala durante la cattiva stagione, si rivolse alla previdente formica chiedendole aiuto. Questa le chiese cosa avesse fatto tutta l'estate non avendo immagazzinato cibo; al che la cicala le rispose candidamente di aver sempre cantato. "Allora adesso balla!", le replicò.
La formica è quindi esempio di impegno costante, la cicala invece appare superficiale e frivola. 
Anche nel nostro linguaggio quotidiano l'appellativo di cicala attribuito ad una persona ha un'accezione negativa; significa che è spendacciona e negligente, oppure che chiacchiera continuamente (cicalare). 
Il grande Gianni Rodari ha cercato di riabilitare questo piccolo insetto, rovesciando la favola antica e facendoci così riflettere sul valore dell'impegno, ma anche sul piacere e sulla condivisione di ciò che stiamo facendo.


     Alla formica

        Chiedo scusa alla favola antica

       se non mi piace l'avara formica.

       Io sto dalla parte della cicala

       che il più bel canto non vende, regala.

 

        Rivoluzione

        Ho visto una formica

       in un giorno freddo e triste

       donare alla cicala

       metà delle sue provviste.

 

       Tutto cambia: le nuvole,

       le favole, le persone.....

       La formica si fa generosa.....

       E' una rivoluzione.



           

martedì 8 agosto 2023

 La  Memoria Pascoliana sull'Appennino

Dal 1932, con la sola interruzione a causa della guerra e ripresa nel 1962, la prima domenica d'agosto si tiene ogni anno la Sagra Pascoliana al Passo delle Forbici, luogo di cerniera tra la prima e la seconda patria del Pascoli, la Romagna e la Toscana.
Presente, da Barga, un bel gruppo di Unitre e Istituto Storico Lucchese.   
Al mattino, al Casone, dopo la presentazione della giornata con i saluti delle autorità convenute e il particolareggiato excursus storico della festa con la partecipazione  di Mariù tenuto dal Prof. Pietro Paolo Angelini, abbiamo ascoltato alcune simpatiche poesie in dialetto dei poeti cosiddetti montanini.
Parole che ci hanno "scaldato", dato che la temperatura era autunnale.
Poi, attraverso una fitta faggeta dove tra i bassi cespugli nereggiavano gustosi mirtilli, eccoci giunti al Passo, presso la Cappellina dedicata a "Nostra Signora delle Nevi", oggi chiamata "Cappella del Pascoli". Qui fu collocato un dipinto sul famoso sogno del poeta nel 1904, richiesto al marito di Emma Corcos e non eseguito, ma poi realizzato dalla pittrice Anita Martiri, quadro ora presente nella cappellina di Castelvecchio dove è sepolto il Poeta.
Un luogo che ricorda le "poesie uccelline" dei Canti di Castelvecchio, immerse nella natura, vista anche attraverso la vita dura dei montanari, i "lombardi".

Nel primo pomeriggio trasferimento a San Pellegrino in Alpe per incamminarci fino al Giro del Diavolo, dove i presenti sono stati deliziati dalle famose leggende, raccontate dal Prof. Angelini, legate a questo luogo dove il diavolo avrebbe tentato San Pellegrino. Nel corso del tempo qui si sono accumulati tanti sassi di varia grandezza portati sulle spalle o in testa dai fedeli che salivano a piedi, in pellegrinaggio, in espiazione dei propri peccati e depositati, dopo aver compiuto per ben tre volte il giro del campo posto proprio sotto la Strada del Saltello. 

 



Il sole caldo aveva allontanato le nubi mattutine ed il vento freddo era diventato ora quasi una brezza che accarezzava le genzianelle che occhieggiavano in mezzo al paleo.
Un cielo nitido, azzurro come non mai, sovrastava il crinale che unisce la Romagna alla Toscana e un susseguirsi di vallate verdissime si apriva fino all'ampio orizzonte.
Da là, poi, scendiamo al Pradaccio, al cippo di Alfredo Caselli, fraterno amico del Pascoli, che qui soleva trascorrere in tenda le vacanze estive. 
Siamo al limite del bosco, davanti ad un grande pendio che sa d'infinito.
E il testamento olografo del Caselli, deceduto qui nel 1921, molto preciso nei suoi particolari e dedicato alle persone care e fedeli, risuona nelle parole di Sara Moscardini. 
Il dolce declivio è inondato di luce, sembra avvolto in un'atmosfera di calma e tranquillità. I caldi raggi, luminosissimi, rendono brillanti i colori puri della natura.
Mi affiora un ricordo di tanti anni fa quando una pastora del luogo presso cui ero andata, come ogni estate, per comprare il formaggio pecorino m'insegnò a riconoscere lo spinacio di monte (Chenopodium bonushenricus) che, mescolato alla ricotta di pecora, è ottimo per il ripieno dei ravioli. Sono andata alla sua ricerca e l'ho trovato con l'aiuto esperto ora di sua figlia, ma ho notato che non è più diffuso come un tempo.
Infatti, l'uso odierno del frullino tosaerba ne mina la crescita.
Mi sono persa a ripensare a quei cesti rigogliosi e alla meraviglia del Creato che sa offrire ciò di cui abbiamo bisogno.
Anche il dolce ricordo di quell'ortaggio spontaneo, conosciuto grazie a quella pastora, è poesia.






lunedì 17 luglio 2023


La magia delle lucciole

Quando le serate estive si fanno sempre più calde, si accendono tante piccole luci che si muovono libere nel buio. 
Una danza meravigliosa che brilla a intermittenza: è il tempo delle lucciole
Possiamo ammirare lo spettacolo solo allontanandoci dai luoghi illuminati dalle luci artificiali, andare in mezzo alla natura e silenziare i nostri flashes. 
Allora ecco l'incontro con la loro bioluminescenza (così si chiama questo fenomeno). 
La lucciola ama la notte. E poi, come potresti vederla se non fosse notte? 
Anzi, illumina anche le zone più buie, creando un'atmosfera magica. 
In genere è sempre in buona compagnia. Si muove  in gruppi. Ricordo, da bambina, veri e propri sciami. 
Qual è il loro segreto? 
Sono piccoli coleotteri, maschi e femmine, che producono la luce nella parte terminale dell'addome: è il loro rito di accoppiamento. 
La femmina sta tra i fili d'erba, non vola, brilla. Il maschio sorvola la zona cercando il segnale luminoso della femmina. Appena la vede, scende e avviene l'accoppiamento.


Non sapevo tutto questo da bambina, ma il loro bagliore aveva un grande richiamo su di me perché, oltre alla bellezza, nascondeva un mistero. Ogni lucciola infatti, una volta catturata e messa sotto un bicchiere o in un barattolo di vetro, garantiva la mattina seguente qualche soldino.


La voglia era di catturarne più di una, così di sera in sera avrei riempito il mio salvadanaio, ma la mamma diceva che solo lasciandola unica sarebbe arrivato il "mitico" regalo. 
Naturalmente, di nascosto, ridava poi la libertà al povero insetto.
E la mattina dopo, ... che gioia! Come brillava quel soldino!
Proprio come la lucciola!
Ricordo che con quelle dieci lire compravo il primo gelato, ad un solo gusto, dal Morino.
Il tempo in cui sarebbero comparse le prime lucciole, allora, era molto atteso, particolarmente da noi bambini che abitavamo in campagna. 
La scuola era finita e l'orario per andare a letto era un po' allungato.
Era il gioco della sorpresa: quando ci saranno le lucciole?
La mamma ci invitava a vigilare. Era un modo per farci sognare.
Negli ultimi anni, purtroppo, sono diminuite. Addirittura dicono che siano in via d'estinzione per varie cause: l'inquinamento ambientale che distrugge il loro habitat, l'inquinamento atmosferico e l'aumento della luminosità artificiale, l'uso dei pesticidi.
Nonostante questo, io le aspetto, anzi le vado a cercare nel buio.
Il loro fascino è irresistibile...

"Lucciola lucciola vien da me
che ti do il pan del re
pan del re e della regina
lucciola lucciola vieni vicina"

Da loro anche una pillola di saggezza:
"Non prendere lucciole per lanterne"
                                                           
                             





                   




                 

IL BIKINI : elucubrazione postuma di un'ottantenne dopo un caldo giorno di mare.

               IL BIKINI Vien fatto di rinunciarvi da anziani : ciccia cadente, rotolini sporgenti, poppe sostenute da una provvidenziale e ...