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giovedì 23 marzo 2023

IL LILLÀ





Fin dalla mia fanciullezza associo il fiore del lillà alla primavera e alla Pasqua che cade sempre la prima domenica dopo il plenilunio dell'equinozio. 
Il profumo intenso dei fiori di questo rustico arbusto mi fa riaffiorare momenti personali particolari che il tempo ha messo a distanza, ma nell'attimo in cui lo sento i ricordi sono pronti a manifestarsi......... 
Il lillà (syringa vulgaris, famiglia Oleacee) era lì, a ingentilire l'angolo del pollaio, e la fragranza che i suoi fiori emanavano si univa al pigolio della nidiata di pulcini appena nati e al frullare delle prime rondini sotto la grondaia. 
Un profumo soave, somigliante a quello delle violette, che si spandeva nell'aria luminosa della nuova stagione.........
Una volta era una pianta ornamentale assai presente negli antichi giardini delle ville di campagna, ma anche vicino alle case contadine. Non ha bisogno di particolari cure, se non un luogo semi-soleggiato. 
I suoi rami portano foglie larghe a forma di cuore, di un verde chiaro e fiori piccoli a stellina  riuniti in infiorescenze, simili a pannocchie, in prevalenza dal color lillà, anche se esistono altre varietà con fiori bianchi o viola. Li troviamo in piena fioritura da fine marzo a tutto aprile, ben visitati dalle api. 


I botanici ci dicono che le parti della pianta sono state ampiamente usate in passato a scopo curativo. 
Si riproduce facilmente; infatti alla sua base si formano nuove propaggini e la pianta tende ad allargarsi se non viene potata. 
Il suo nome scientifico deriva dal greco "flauto", ricollegato al mito di Pan. 


Il delizioso aroma delle pendule pannocchie attraversa anche i versi di tante poesie dando un senso di tenerezza e purezza.

Quando i lillà fiorivano

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Primavera che sempre ritorni, 

sempre mi porterai questa triade.

I lillà perennemente in fiore,

l'astro che tramonta ad occidente

ed il pensiero di colui che amo.

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Nel recinto davanti ad una vecchia casa di campagna,

presso la staccionata dipinta di bianco, 

cresce una pianta di lillà, alta, con le foglie

a forma di cuore d'un verde intenso,

e molti grappoli di fiori, delicati, dal profumo 

acuto che amo

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Walt Whitman


Pure lo cantiamo ...



giovedì 16 febbraio 2023

Come si trasportava a mano

 



Negli anni '50 i trasporti erano pesanti e difficili! 
A piedi, anche dalle zone lontane, ci si spostava portando i beni più vari. 
Specialmente dalla montagna si partiva con qualcosa da vendere: uova, formaggio, ricotta, castagne, funghi, mirtilli...Ad eccezione della legna e del carbone affidati ai muli, con la dovuta attenzione si portava il tutto in un ampio tascapane, ma preferibilmente in un paniere da poter infilare al braccio o in un corbello appoggiato ad una spalla perchè ambedue davano una maggiore garanzia di mantenere integra la merce. 
Le patate o le tacche, invece, erano messe nelle balle di iuta, buttate sulla schiena, che richiedevano ogni tanto una breve sosta per cambiare posizione. 


Nel viaggio di ritorno, naturalmente, si era alleggeriti solo in parte perchè si portava la spesa per le necessità della famiglia che, a quei tempi, non erano molte: sale, zucchero, olio, candele...
Per il grano, il granturco e le castagne da portare al mulino per la macinatura, per motivi igienici, si utilizzava un sacco bianco grezzo (il tuccio o tuccetto se era piccolo). 


Chi faceva interventi di manutenzione, come l'idraulico, teneva tutto l'occorrente per le riparazioni (ferri e stoppa) in un borsone di falasco.  
A volte s'incontravano anche uomini che trasportavano fascine o calocchie per i filari delle viti. 
Per concimare i campi da vangare si portava il letame dentro un valletto, una grossa cesta a conchiglia da appoggiare sulla schiena sopra la bardella, usato anche per portare generi alimentari o sassi.
Che dire della bravura delle donne di campagna! Andavano ad attingere l'acqua per uso domestico alle fontane portando sulla testa una secchia di rame o una paiolina appoggiate al coroiolo, un panno avvolto a ciambellina col buco.
All'andata i recipienti erano vuoti, ma al ritorno pieni d'acqua e assai pesanti. Trasportavano spesso in questo modo anche il latte appena munto. Eppure camminavano ben diritte, in perfetto equilibrio, per sentieri stretti o stradine lastricate, senza rovesciare nemmeno un po' di liquido. Alcune, addirittura, riuscendo anche a far la maglia!



Per spostarsi a fare la spesa, le donne usavano semplici borse di stoffa cucite in casa. Quelle che abitavano al centro avevano spesso borse tessute al telare dalla tessandora e foderate on cura.
Poi, con gli anni '60, cominciarono a diffondersi borse plastificate o a rete elastica, ampie e pieghevoli. 
Pure il modo di trasportare libri e quaderni da parte degli adolescenti passò dalla semplice cartella di cartone ben rigido con chiusure metalliche all'uso delle cinghie elastiche per  trattenere tutto il materiale da portare sotto braccio. 

Comunque, sempre A MANO e A PIEDI!







lunedì 12 settembre 2022

LO STUPORE DELLA NATURA

 

Lo stupore della natura continua….


Da noi non viene molto seminato. Non sarebbe bello coltivarlo anche se si ha un giardino piccolo? La sua bellezza è stupenda e fa risaltare l’ambiente intorno. È amato in pittura, poesia ed anche nel cinema. Penso ad un film, Il ciclone, di Leonardo Pieraccioni in cui si possono ammirare le distese fiorite di girasoli nella campagna toscana.          



                                         
Il girasole, pianta erbacea annuale, della famiglia delle Composite, ha un fusto ruvido che può raggiungere anche più di tre metri di altezza (ma ci sono varietà più piccole), foglie grandi dal colore verde intenso, grandi fiori gialli di diverse tonalità (ma anche arancioni e rossastri), pendenti, tutti simili al sole e frutti (semi) ricchi di olio.
Fiorisce da giugno ad ottobre ed il suo polline è amato dalle api che ne fanno un ottimo miele.
Da giovane il fiore (così dicono gli studiosi botanici) segue il cammino del sole(gira-sole), perciò durante il giorno si sposta: la mattina tende ad est, poi si orienta secondo la luce solare; da adulto rimane stabilmente rivolto verso est.
Se osserviamo i petali, ci accorgiamo che sono disposti tra loro in modo da prendere più luce possibile, ma si coprono limitatamente l’un l’altro senza sovrapporsi. Un’armonia stupenda!
Ha il colore del sole, della luce, della forza della vita. Da sempre è associato alla vitalità, alla gioia.
È uno dei soggetti preferiti di Vincent Van Gogh che lo inserisce in molte sue opere: ricorda il sole per la sua forma rotondeggiante e per le tinte sgargianti dei suoi petali che trasmettono allegria e amore per la natura.
Così in Montale nella sua poesia “Portami il girasole ch’io lo trapianti” (da Ossi di seppia) con quel “volto giallino” guarda verso il cielo azzurro e conduce l’uomo alla speranza, allontanandolo dall’aridità della vita. Assorbe così tanto la luce che è “impazzito di luce”, è il simbolo della felicità, illumina la visione delle cose in contrasto con l’ombra e le oscurità della vita.
È il
fiore nazionale dell’Ucraina, quindi oggi è diventato simbolo della solidarietà verso questo popolo.



sulle Mura di Lucca 

             PROFUMI    
COLORI   
                                                        SAPORI
 







martedì 5 luglio 2022

Lo stupore della natura

 

LO STUPORE DELLA NATURA

Le specie vegetali che noi abbiamo intorno, se ci fermiamo ad osservarle, ci catturano per forme, colori, varietà, tanto più ora che siamo in piena estate. Ai continui inviti a vedere, scoprire, interrogarsi, a meno che non siamo esperti botanici (beati loro!), le domande rimbalzano e cercano risposta. È allora che può nascere la meraviglia.




Noli me tangere (o Impatiens balfourii)

L’ho vista per la prima volta nell’aia della casa di campagna dove abitavo da bambina. Era uno spazio rivolto a nord, umido ed ombreggiato. Si tratta di una pianta erbacea annuale, spontanea, che predilige luoghi freschi. Ha foglie ovali e piccoli fiori rigonfi di color rosa e bianco simili a orchidee in miniatura, con uno sperone ricurvo ad uncino. Fiorisce tutta l’estate, formando nuvole leggere bianche e rosa che danzano al vento.
Qual è la curiosità?
I suoi frutti, giunti a maturazione, si aprono all’improvviso appena li si sfiora, espellendo i semi ad una certa distanza.
Da bambina per me era un divertimento toccare i baccelli che vedevo rigonfi e farli esplodere con forza. Ne andavo alla ricerca in mezzo al fitto fogliame. Lo ricordo ancora benissimo.
Il suo nome è Noli me tangere, non toccarmi, e ancora Impatiens, impaziente (riferito alla sua fretta di espellere i semi, una volta giunta a maturazione).
Allora non conoscevo la lingua latina, ma quelle capsule mi riempivano di stupore e tutti i giorni le passavo in rassegna per capire se erano pronte a scoppiare e allora….tic….una leggera pressione…e i semi schizzavano via!


 

 Buddleja o Albero delle farfalle

Lungo il greto della Corsonna, in estate, accanto alle vetrice (salice viminale), si possono ammirare arbusti semiarcuati con foglie tendenti all’argento e fiori a pannocchia, a forma di cono, abbastanza grossi, rosa-violacei (esistono anche altre varietà domestiche di color rosa intenso, blu o giallo).
Il fiore cattura lo sguardo delle farfalle che adorano il suo nettare, dal profumo simile al miele e alla vaniglia. Esso è un richiamo irresistibile per questi insetti. Infatti si assiste ad un continuo volteggiare di macaoni, vanesse e cavolaie che vi si posano molto volentieri; per questo la pianta viene chiamata anche albero delle farfalle.
Nella mia vita sono solita andare a studiare o a leggere lungo la Corsonna, quindi mi è facile vedere questi arbusti in splendida fioritura. In questi ultimi anni, ho osservato, però, che il numero delle farfalle è molto diminuito rispetto a quando ero ragazza, tuttavia se vogliamo ammirarle nella loro bellezza e varietà questa è la pianta che, mi pare, l’attragga maggiormente. 
Andiamo alla sua ricerca (è facilissimo trovarla) e saremo ripagati, oltre che dalla bellezza dei suoi fiori, dalla vista di splendide farfalle!

Brunfelsia  pauciflora


Conosco questa pianta solo da un paio di anni. Pianta rara, coltivata in terra o in vaso, sempreverde, dal fusto legnoso con foglie appuntite dal color verde brillante, con fiori che cambiano sfumatura di colore da un giorno all’altro. Il tempo della fioritura è alla fine della primavera. I fiori, dolcemente profumati, si rinnovano continuamente: all’inizio del loro apparire sono blu, poi si schiariscono e diventano color celeste-lavanda, infine bianchi.
Quindi, contemporaneamente, sulla pianta appaiono fiori di tre colorazioni, così che essa viene chiamata anche yesterday-today-tomorrow (ieri-oggi-domani).
Una vera meraviglia!
Ho letto tempo fa, da un articolo di un esperto botanico, un’affascinante ipotesi circa questo variare cromatico. Ciò sarebbe dovuto alla fecondazione del fiore blu da parte di un insetto, per cui solo i fiori di questo colore sarebbero appetibili, mentre le altre colorazioni segnalerebbero il fiore già fecondato. Ovviamente, i nuovi insetti che li visitano non scelgono quelli già fecondati e in questo modo guadagnano tempo per altre fecondazioni. Che fascino pensare che esiste un linguaggio segreto in queste minuscole creature!
Non è mirabile che la legge di natura abbia disposto anche questo così da garantire la continuazione certa della specie?



IL BIKINI : elucubrazione postuma di un'ottantenne dopo un caldo giorno di mare.

               IL BIKINI Vien fatto di rinunciarvi da anziani : ciccia cadente, rotolini sporgenti, poppe sostenute da una provvidenziale e ...